“Se poi vuoi aprire con il nome della Pernigotti o della Borsalino aziende in Russia o Cina, devi comunque mantenere la produzione in Italia per conservare il marchio storico”. In questo modo, il vice premier Matteo Salvini ha introdotto, in una conferenza stampa alla Camera, la proposta leghista per difendere i brand italiani.
La proposta depositata si compone di soli sei articoli. Innanzi tutto, si definisce il concetto di “marchio storico”, cioè quello di “imprese produttive nazionali di eccellenza, collegate a uno specifico luogo di produzione” e “la cui domanda di registrazione sia stata depositata da più di cinquant’anni”.
La proposta, spiega il sito di la Repubblica, affida quindi al ministero dello Sviluppo Economico il compito di tenere un elenco di marchi che “riunisca le imprese nazionali che, a partire dal loro insediamento, si siano sviluppate in uno specifico sito di produzione italiano raggiungendo l’eccellenza nel proprio settore”.
Definito l’ambito di applicazione, si passa poi a imporre lo stop all’utilizzo dei marchi per i compratori che, rilevando un’azienda, decidessero di non produrre nello stabilimento principale. “I diritti sui marchi iscritti nell’elenco dei marchi storici nazionali di alto valore territoriale, di cui all’articolo 3, decadono se il titolare del marchio cessa la produzione nel territorio del comune in cui lo stabilimento produttivo principale era situato alla data di registrazione del marchio”, si legge nell’articolo 5. Al comma successivo la legge prevede che sia sempre possibile aprire nuovi stabilimenti, purché venga salvaguardata la produzione nello stabilimento principale.



