La stretta del governo cinese al fenomeno daigou passa anche dall’online. Con il 2019, infatti, è entrata in vigore la prima legge cinese in materia di e-commerce. “La legge – spiega The Fashion Law -, che è stata approvata ad agosto e messa in pratica all’inizio di quest’anno, contiene disposizioni volte a porre rimedio alla diffusa disponibilità di prodotti contraffatti sulle piattaforme native cinesi, a rafforzare la protezione dei dati personali e a chiarire gli obblighi fiscali per i rivenditori su internet”. A ciò si aggiunge un ulteriore requisito: dal primo gennaio scorso i cosiddetti daigou merchants devono registrarsi come “entità di mercato” e pagare le tasse previste.
Oltre a consentire ai brand e ad altri titolari di diritti di perseguire operatori di e-commerce, come Alibaba, in relazione alla violazione della proprietà intellettuale e alla contraffazione, la legge cinese sull’e-commerce è significativa in quanto è il primo atto legislativo a incidere direttamente sul fenomeno daigou. Letteralmente “comprare per conto di”, quest’ultimo si concretizza nell’acquisto di beni di lusso all’estero, da parte di cittadini cinesi, e nella successiva rivendita in patria. Gran parte dello scambio avviene su internet (scelta, ordine e pagamento) ed il rischio (per un fenomeno nato inizialmente come pratica familiare, ma che oggi riguarda un mercato da oltre 7 miliardi di dollari) è il contrabbando vero e proprio, oltre ovviamente all’evasione fiscale.
Secondo le stime della consultancy internazionale China Luxury Advisors (Cla), riportate da Jing Daily, la stretta del governo cinese sul daigou, insieme alla ‘guerra dei dazi’ tra Cina e Stati Uniti e all’allineamento dei prezzi tra l’Ex Celeste Impero e l’Occidente, porterà a una crescita più lenta per lo shopping dei cinesi all’estero nel 2019, pure a fronte di un aumento di cittadini cinesi in viaggio per il mondo.



