Quale fonte preferiscono consultare analisti, manager e operatori del settore finanziario per reperire informazioni o per prendere decisioni di investimento? Si affermano i media digitali. Ma con una importante distinzione: nel mondo virtuale tornano a imporsi i media consolidati, quelli che vantano una tradizione. I ‘classici’, insomma, si dimostrano più affidabili dei social. Lo spiega la nuova edizione del Digital investor survey realizzato dal gruppo di consulenza e comunicazione Brunswick, e riportato da Affari&Finanza. Secondo il sondaggio, che ha preso in considerazione investitori buy-side e analisti sell-side, nel 2018 gli investitori hanno utilizzato sempre più i media digitali, sia per reperire informazioni (98%) che per prendere decisioni di investimento (88%), valori in crescita rispetto all’anno precedente (che erano rispettivamente 90% e 70%).

Gli investitori, però, non procedono a occhi bendati nella loro ricerca, bensì hanno le proprie preferenze digitali che si indirizzano verso le piattaforme più storiche e istituzionali, a ‘discapito’ dei social. A ottenere i punteggi più alti (in base a una scala da 0 a 10), sono state le piattaforme quali Bloomberg (7,9), Financial Times (7,7) e Wall Street Journal (7,6). Mentre i social come Facebook (2,6), WeChat (2,5) e Instagram (2,4) si sono piazzati in fondo alla classifica. È andata meglio, invece, per la più ‘istituzionale’ Linkedin, che ha totalizzato un punteggio di 5,1.

Tra gli altri elementi emersi, vi è il fatto che gli investitori apprezzano sempre più il digitale per avere una comunicazione più ‘diretta’ con i top manager. Secondo il sondaggio, il 49% degli intervistati usano i media digitali per venire a conoscenza di ciò che i CEO hanno da dire (un aumento di 21 punti percentuali sul 28% del 2017). Ciò significa che il top management deve attivarsi per creare profili digitali in linea con le aspettative degli interlocutori.



