Dopo tre anni di lavori e più di tre miliardi di dollari d’investimento, l’Iran Luxury Mall, annunciato come una delle destinazioni di shopping più grandi al mondo (la superficie, spiega la stampa italiana, è circa due volte e mezzo quella del Dubai Mall), è pronto ad aprire. Al suo interno, tuttavia, possono essere presenti, al momento, solo i marchi locali: il Governo iraniano, con decreto del ministero del Commercio 60/82567, ha infatti bloccato le importazioni di 1.360 categorie merceologiche, dai beni alimentari e di largo consumo, a vestiti, scarpe, borse, accessori, intimo, cosmetica, ceramica e arredi. “La maggior parte degli 800 negozi – si legge sul Corriere della Sera – ha gli scaffali vuoti. In estate doveva arrivare un concentrato di fashion e design, in gran parte italiano. Da Trussardi a Sergio Rossi, da Iceberg a Missoni, da Etro ad Alviero Martini a Coccinelle. E poi l’arredo, il legno, le ceramiche, la ristorazione”.
Il decreto, con ogni probabilità, è una ritorsione di Teheran dopo la rottura del patto sul nucleare da parte degli Stati Uniti, ma gli effetti non si limitano ai due Paesi. Questa misura, ha spiegato al Corriere della Sera Claudio Rotti, presidente dell’Associazione commercio estero (Aice) e membro del cda di Promos della Camera di Commercio di Milano, “pone problemi gravissimi, l’Italia è già tra i primi tre esportatori europei in Iran, in particolare per la moda e il design”.
L’Iran Luxury Mall è il primo centro commerciale di queste proporzioni in Iran, con 2 milioni di metri quadrati di spazi su quattro piani, di cui 500 mila metri quadri dedicati al solo shopping (le altre proposte includono, tra gli altri, sport, entertainment e ristorazione).
“Il piano del mall dedicato alla moda e al design – riporta sempre il Corriere della Sera – è quasi interamente italiano.Cinquanta marchi avevano aderito subito, altri sessanta stanno sottoscrivendo i contratti, come Armani, Prada, Ermenegildo Zegna, Roberto Cavalli, Versace, Dolce&Gabbana e Peck, altrettanti ancora stavano valutando l’affare”.
“Avevamo avviato i primi 30 milioni di euro di ordini per l’autunno-inverno, su 60 messi a budget, e già pagato un terzo della somma come acconto”, ha spiegato al quotidiano italiano l’avvocato milanese Enrico Tarchi, legale di fiducia del magnate iraniano Ali Ansari, titolare con Imcc Group del mall. Cosa ne sarà dunque della merce già prenotata? “Abbiamo dovuto sospendere la fornitura congelando i contratti fino al 31 dicembre. In base all’articolo 1.256 (del codice civile, ndr), visto che è per ‘causa di forza maggiore’ non dipendente da noi, potremmo risolverli subito e chiedere i rimborsi dei depositi, ma preferiamo aspettare sperando che il governo torni indietro e riapra le dogane”, ha dichiarato l’avvocato.



