Segnalare senza ambiguità le partnership economiche tra brand e influencer sta effettivamente impattando l’engagement tra questi ultimi e gli utenti. Secondo un report dello studio L2, l’inserimento di hashtag quali #ad o #sponsored, fortemente voluto da Ftc-Federal trade commission, è causa di un declino nella partecipazione degli utenti alle attività social. L2 ha supervisionato scrupolosamente i profili Instagram di 9 top influencer mondiali per 8 mesi (1 gennaio – 31 agosto 2017) e ha tirato le somme. Nel mirino, oltre ad Aimee Song (Song of style) e Danielle Bernstein (We wore what) c’è anche Chiara Ferragni.
Mike Froggatt, direttore della sezione digital di L2, ha diviso i post in ‘pagati’ (ovvero quelli contenenti hashtag come #sponsored, #ad e #partner) e non. Su 5.667 post collettivi solo il 7% di questi viene identificato come pagato, ma, secondo Froggatt, ci sarebbero numeri molto più alti di messaggi pagati, a giudicare dalla frequenza di hashtag contenenti il nome dello sponsor.
Nel periodo in esame, Ferragni ha utilizzato #ad in 47 post su mille. Quindi, solo il 4,7% dei contenuti Instagram sarebbe sponsorizzato. “Sembra che Ferragni non avesse iniziato ad utilizzarlo costantemente fino a una collaborazione con Pantene in marzo, nel periodo in cui la Ftc aveva iniziato a inasprire i controlli. I suoi post #ad hanno avuto una media di 4,9% di interazioni in meno rispetto alla media degli altri post post”, ha dichiarato Froggatt a Wwd.
Altri influencer hanno visto un calo di interazioni anche più consistente. Addirittura si parla del -17,7% per Charnas e del -22,5% per Fillerup Clark.
Il recente studio di L2 intitolato “Influencers 2017: a new paradigm in social engagement” mette in luce come i follower non modifichino le loro abitudini di interazione qualora i post comprendano, sì, menzioni anche a più brand contemporaneamente, ma senza utilizzare le sigle #ad e #sponsored.



