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Falsi, Jd.com (come Alibaba) cerca fiducia Usa

Di Giulia Sciola
15 Mag 2017
Falsi, Jd.com (come Alibaba) cerca fiducia Usa

La homepage di Jd.com

Dopo la sfortunata esperienza di Alibaba, un altro colosso cinese dell’e-commerce, Jd.com, tenta una strada alternativa per il riconoscimento internazionale dei propri sforzi sulla tutela della proprietà intellettuale. Il portale b2c guidato da Liu Qiangdong, infatti, ha annunciato l’ingresso nell’American Apparel & Footwear Association (Aafa), al fine di garantire l’autenticità dei luxury goods sempre più popolari tra i consumatori cinesi.

L’Aafa di Washington rappresenta più di mille brand, tra cui Gap, Tommy Hilfiger, Levis, Calvin Klein e Marc Jacobs.

Tuttavia, la decisione di ammettere Jd.com nei propri ranghi potrebbe, secondo quanto spiegato a The Fashion Law dalla World Trademark Review, “suscitare il malcontento di altri membri”, esattamente come è accaduto per Alibaba e l’International AntiCounterfeiting Coalition, associazione antifalso anch’essa di Washington. Ai tempi dell’ingresso del colosso fondato da Jack Ma nell’organizzazione, infatti, molte griffe, tra cui Michael Kors, Tiffany e Gucci America, avevano deciso di uscirne, in risposta a una scarsa coerenza. Allora, infatti, Alibaba aveva in corso battaglie in tribunale con diversi marchi del lusso.

Dalla sua Jd.com vanterebbe però il controllo diretto dell’intera supply chain e quindi la possibilità di maggior controllo sui prodotti in vendita. Secondo quanto si legge su Forbes, “quasi tutti i prodotti in vendita su Jd.com provengono da un network di 234 magazzini. Il resto è venduto dagli stessi brand, dai loro distributori e business registrati. Il portale gestisce inoltre tutte le consegne”.

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