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Cina, dietro la crisi c’è un nuovo Drago di occasioni

Di Giulia Sciola
06 Set 2016
Cina, dietro la crisi c’è un nuovo Drago di occasioni

La Cina cambia pelle, ma svela nuove opportunità per il made in Italy. Da un lato, le griffe si chiedono come rispondere all’evoluzione del mercato cinese, oggi nel vivo di una fase di chiusura di negozi senza precedenti nella storia del lusso. Dall’altro lato, l’innalzamento delle capacità e degli obiettivi produttivi dell’Ex Celeste Impero aprono nuovi spazi alla filiera tessile italiana. Un mondo complesso e contradditorio analizzato nell’approfondimento pubblicato sul nuovo numero di Pambianco Magazine.

I dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica della Repubblica Popolare Cinese inquadrano un 2015 chiuso con una crescita del Pil del 6,9% (il progresso più basso dal 1990, e lontano dal +10,3% messo a segno nel 2010) e un primo trimestre 2016 a +6,7 per cento. Ma c’è un interessante dato in controtendenza che arriva dall’export italiano: le esportazioni italiane di prodotti tessili nel Gigante Asiatico sono cresciute del 15,4% da gennaio a marzo 2016. Una sorpresa che sembra evidenziare come, nello stesso mercato che ha registrato una vistosa frenata dei consumi di lusso, ci siano nuovi sbocchi per le produzioni italiane.

Secondo i dati forniti dall’Agenzia Ice, nel 2015, in Asia, le esportazioni italiane di prodotti tessili hanno messo a segno un aumento del 6,9%, mentre l’abbigliamento e gli articoli in pelle hanno registrato, rispettivamente, un +7,9% e un +6,7 per cento. Trainante rispetto ai dati dell’intero continente, la performance cinese, con esportazioni dal Bel Paese che nei dodici mesi aumentano, per i tre settori sopracitati, rispettivamente dell’11,9%, dell’8,8% e del 10 per cento. Ma il vero cambio di marcia è avvenuto nel 2016. Da gennaio a marzo dell’anno in corso, a crescere in Cina sono stati soltanto gli scambi di prodotti tessili (+15,4% appunto), contro il -6,4% e il -8,7% di apparel e articoli in pelle. In direzione dell’Ex Celeste Impero, la tessitura italiana può dunque dare nuovo impulso alla sua vocazione internazionale, pronta a fare meglio del +2,1% medio annuo di vendite estere registrate nel 2015 per oltre 29 miliardi di euro (dati Smi-Sistema Moda Italia).

Diversa invece la partita del retail nel Paese, dove ci si attendono spostamenti e riequilibri consistenti. In base al report The Luxury retail network opportunity in China di Exane Bnp Paribas, se negli ultimi cinque anni il 40% della crescita del fatturato del settore lusso è stata determinata proprio da un aumento degli spazi commerciali, la maggior parte dei grandi marchi del lusso sarebbe oggi già oltre le proprie “opportunità” di espansione, destinata a proseguire in modo più misurato. Sempre secondo gli analisti dell’investment company, tra le grandi griffe che presentano i maggiori margini di crescita retail nel Gigante Asiatico ci sarebbero oggi Michael Kors, Hermès e Tiffany.

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