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La Cina taglia i dazi. È una svolta (ma a rischio boomerang)

Di Milena Bello
05 Mag 2015
La Cina taglia i dazi. È una svolta (ma a rischio boomerang)

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Le vendite di made in Italy in Cina, dal lusso ai prodotti di fascia medio-alta, potrebbero registrare nel breve periodo un significativo ritorno in positivo delle vendite in Cina grazie al taglio dei dazi sui prodotti importati nel Paese asiatico appena annunciato a livello governativo. E’ quanto dichiarato a Pambianconews dal presidente onorario della Camera nazionale della moda italiana, Mario Boselli. “E’ un cambio di rotta importante rispetto all’ostracismo nei confronti del lusso che aveva caratterizzato ultimamente le scelte del governo che agiva nell’ottica di un arginamento del fenomeno della corruzione”, ha spiegato Boselli. “Sono convinto sia una manovra positiva e interessante perché va nell’implicita direzione di un sostegno alle vendite di lusso in Cina proprio nel momento in cui queste stanno registrando un calo generalizzato”.

“Il provvedimento del governo Cinese – ha commentato Claudio Marenzi, presidente Smi – è decisamente una notizia molto buona per tutto il settore del tessile-moda made in Italy che già negli ultimi anni ha visto nella Cina un mercato molto vivace per il proprio export, contraddistinto da crescite double-digit, e che nel 2015 mostra una prospettiva di ulteriore crescita rispetto al 2014, rafforzata da questo taglio dei dazi”. Marenzi, tuttavia, ha esteso l’analisi agli attuali squilibri tra i mercati europei e cinesi: “Riteniamo – ha aggiunto – altrettanto importante ricordare che ad oggi l’Italia vende ai turisti cinesi  il 35% dei suoi luxury goods, soprattutto attraverso il fenomeno del turismo per shopping, con una spesa pro capite media di circa 7 mila euro per visita. Quindi, l’intenzione della Cina di realizzazione dei duty free sul territorio cinese se da una parte andrà a beneficiare sia i loro consumi interni e il nostro export, rischierà anche di danneggiare una fonte di guadagno altrettanto proficua per la nostra economia”. Attenzione, quindi, a un effetto boomerang. Il presidente di Smi ha anche colto l’occasione per ricordare l’esistenza di un’economia sommersa: “L’augurio – ha concluso – è anche che ciò possa essere un primo importante passo per un piano governativo da parte della Cina che interessi anche il fenomeno della contraffazione molto diffuso in tutta l’area geografica dei Paesi dell’estremo oriente”.

Entrando nel dettaglio della direttiva, il premier cinese Li Keqiang ha annunciato nei giorni scorsi, nel corso di un incontro dello State Council cinese, il taglio dei dazi sui prodotti importati in alcune zone della Cina a partire da giugno con l’obiettivo di incrementare i consumi interni e frenare il flusso di spesa in uscita dei turisti cinesi. Così, beni di lusso, abbigliamento e accessori, prodotti alimentari di qualità, in testa il vino d’importazione, beni di consumo prodotti all’estero entro la fine del mese di luglio potranno contare su una serie di tagli consistenti. La misura arriva dopo mesi di incertezza nel corso dei quali sembrava che lo State Council dovesse inasprire ulteriormente le tariffe doganali per le merci importate. Secondo Hsbc, l’Italia vende ai turisti dell’ex celeste impero il 35% dei suoi luxury goods, la Francia il 40%, la Gran Bretagna il 25 per cento.

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