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Nel made in Italy sparisce un “paese” all’anno

Di Milena Bello
14 Mag 2014
Nel made in Italy sparisce un “paese” all’anno
Oltre 14.500 le aziende che hanno chiuso
Oltre 14.500 le aziende che hanno chiuso

Continua senza sosta la decimazione delle imprese italiane (distribuzione inclusa) del comparto tessile, abbigliamento e calzature. E in poco più di un anno l’equivalente di un piccolo paese è stato decimato. Sono state 14.500 le imprese che hanno chiuso i battenti da gennaio 2013. Inoltre, nel primo bimestre 2014 si contavano 131.682 imprese del settore moda contro le 158mila del 2011, con una riduzione quasi del 17 per cento. È quanto rivela la Fismo Confesercenti, l’associazione di categoria che rappresenta le Pmi del commercio, del turismo, dei servizi, dell’artigianato e dell’industria, in occasione della sua assemblea annuale. Le cinque città con saldi negativi più alti nei primi due mesi del 2014 sono Roma, Napoli, Torino, Milano e Brescia.

I dati sulle chiusure ricalcano la trasformazione in atto dei consumi. In sei anni, riporta lo studio, ogni italiano ha ridotto la propria spesa in abbigliamento e calzature di circa 150 euro. Nel 2007 si spendevano circa 1.000 euro pro-capite, nel 2013 se ne sono spesi 850. Tra l’altro, l’intensità della crisi muta sì i comportamenti dei consumatori, ma ha anche effetti differenziati sul settore distributivo: nel 2012 per la prima volta la quota di prodotti venduti in saldo o in promozione ha superato il 50% del fatturato e tra i canali distributivi perdono più terreno i piccoli esercizi (-10,3% nel 2012), poi la grande distribuzione de-specializzata (-9,9%) e crescono solo outlet (14,2%) ed e-commerce che ha visto nel 2012 un +31% rispetto al 2011.

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