
Ha inaugurato ieri la 47esima edizione di Vinitaly, la manifestazione fieristica dedicata al vino che fino a mercoledì rappresenterà la vetrina d’eccellenza per consumatori e buyer con i suoi oltre 4.200 espositori provenienti da più di 20 Paesi. Il segnale emerso dalla cerimonia di apertura è la necessità di una scossa al sistema Italia e alla sua burocrazia: nonostante il settore del vino sia cresciuto del 5% nell’ultimo anno, ha comunque bisogno di aiuti, come ha voluto sottolineare nel suo intervento Ettore Riello, presidente di Veronafiere: “Con 385.000 imprese, un fatturato aggregato di 10 miliardi di euro e un export che vale 4,7 miliardi, il settore vitivinicolo sta meglio di altri, ma non si deve pensare che questo sia sufficiente; c’è molto da fare per il mercato interno e l’export”.
Gli ha fatto eco il ministro delle Politiche agricole Mario Catania che ha precisato: “Siamo fortissimi sui mercati storici, come Usa e Germania, ma siamo indietro nei nuovi mercati come Asia e Cina”. Se nel mirino c’è l’export, con i grandi vini a fare da apripista per il made in Italy, è chiaro che servono parallelamente sforzi per ridare al settore agroalimentare la centralità che merita, rappresentando il primo settore in chiave di Pil europeo. Infatti, l’intero comparto a livello di filiera allargata ha raggiunto un valore complessivo di 50 miliardi di euro, con oltre 340.000 imprese coinvolte per 1,2 milioni di occupati.
La sfida si gioca in buona parte sui mercati esteri dal momento che in Italia la domanda e la produzione sono costantemente in contrazione (grazie agli aumenti di listino, lo scorso anno la crescita è stata del 2% a 4,2 miliardi; in quantità però il consumo è calato del 2%). Secondo dati riportati da Federvini, l’export è invece cresciuto in valore (+6,6% del 2012 sul 2011 a quota 4,7 miliardi), ma è diminuito in volume, con un calo dell’8,2% del 2012 sul 2011 a quota 23.700 ettolitri.
Per un futuro di crescita il ruolo delle fiere di settore, in primis del Salone internazionale del vino e dei distillati, rimane strategico: “Non si può dimenticare – ha affermato Riello – che complessivamente durante le fiere si chiudono accordi per circa 60 miliardi di euro di fatturato e dalle fiere internazionali passa il 15% dell’export italiano”.
Il presidente Federvini Lamberto Vallarino Gancia ha dichiarato che “a livello geografico occorrono politiche più mirate e aggressive. Per il futuro il nostro sforzo deve privilegiare il mercato cinese (nel 2011 a quota 67 milioni di euro di import italiano) e quello del Brasile”.


