Secondo quanto affermato da Gaetano Micciché, responsabile corporate di Banca Intesa, nell'intervista rilasciata al quotidiano Mffashion di sabato scorso il settore della moda in Italia dovrebbe continuare a crescere. “Gli indicatori sono tutti positivi”, afferma Micciché, “e lo sono sia a livello di realtà del mercato interno e di potenzialità sui mercati internazionali, sia a livello di singole imprese. Certo, non tutte stanno ottenendo gli stessi risultati, e per chi non ha saputo innovare la razionalizzazione sarà inevitabile”. Invitato a commentare l'utilità dei dazio, Micchiché li definisce “inutili” per l'eccesiva competizione “troppe, spiega, sono le sollecitazioni da parte di un mercato mondiale che sarà sempre più difficile arginare con frontiere fittizie. Meglio, piuttosto, lavorare sull'eccellenza, e su relazioni commerciali-politiche che favoriscano l'adozione di standard univoci anche in tema di tutela del lavoro”.
I fattori di crescita, dunque, sono tutti evidenti e ascrivibili a una ripresa di competitività del prodotto italiano?
Direi di sì. Gli elementi positivi, o per meglio dire quelli che fanno prevedere un futuro ancora di crescita, sono essenzialmente tre. Il primo: la moda italiana sta mantenendo buoni ritmi di crescita dei fatturati, riuscendo a recuperare anche a livello di margini economici. Al di là di alcune importanti conferme (Armani, Valentino, Dolce e Gabbana), si nota il ritorno a valori positivi di altre aziende che negli ultimi tempi avevano attraversato alcune difficoltà, quali per esempio Versace.
Il secondo punto a favore della crescita?
Nel corso di quest'anno, tutte le aziende hanno migliorato la propria distribuzione, rafforzando in particolare la rete diretta, con un maggiore controllo della redditività dei prodotti.
Lo scenario cinese ha mostrato di essere molto controverso, soprattutto negli ultimi anni. La mancanza di reciprocità nei rapporti commerciali, i molti punti oscuri sul mercato del lavoro, la battaglia sui dazi, giusta o meno che sia.
La Cina è e sarà sempre di più una delle grandi opportunità per il prodotto italiano. India e Cina valgono insieme un terzo della popolazione mondiale, sono un bacino fondamentale per l'espansione del prodotto e della cultura del prodotto italiano nel futuro. Ma i nuovi mercati vanno approcciati con una logica positiva. Parlare adesso di dazi, perseguire adesso una politica protezionista sulle merci e sui beni significa giocare fuoritempo. Questi paesi si occidentalizzeranno, lo stanno facendo anche nelle logiche industriali… Col tempo, un tempo non lontanissimo a mio giudizio, arriveranno a una diversa valutazione delle logiche del lavoro e a una progressiva armonizzazione delle retribuzioni. Gli imprenditori italiani dovrebbero rendersi conto, che la competizione si fa sul prodotto, innovando e investendo, non cercando protezioni fittizie.
Estratto da MFfashion del 23/09/06 a cura di Pambianconews


