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Bulgari, una natura familiare solo in apparenza

Di pbadm
11 Mag 2006

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Una governance all'americana. O meglio, un amministratore delegato all'americana per Bulgari. Da 24 anni il gruppo di gioielleria romano è guidato da Francesco Trapani (nella foto), figlio di Lia, sorella degli zii Nicola e Paolo che hanno ciascuno il 23,7% del capitale. Nicola e Paolo Bulgari sono rispettivamente vicepresidente e presidente della società. Tutto si gioca in famiglia, insomma.


Il manager romano difende la governance della società, «per la serie di contrappesi che consentono a Bulgari di bilanciare una natura solo in apparenza familiare».


Che genere di contrappesi?
Oggi è centrale il ruolo dell'amministratore delegato che, peraltro, è membro della famiglia e possiede un 5% del capitale, fatto che lo rende legato a obiettivi di lungo termine. Ma si deve considerare che, oltre ai 24 anni di gestione sulle spalle del sottoscritto e all'autorevolezza conquistata verso gli investitori, l'amministratore delegato e almeno una decina di manager chiave del gruppo ricevono ogni anno un significativo quantitativo di opzioni che possono garantire parecchi guadagni (con un investing period di 1-4 anni) legati alle performance del titolo. Il che significa garantire la ricerca di quegli obiettivi di breve e medio termine che interessano al mercato.


Resta però un diretto laccio tra proprietà e gestione.
Questo consente un continuativo confronto diretto con gli azionisti. Ci sono stati sei consigli di amministrazione nel 2005. Diverse procedure sono affidate alla prassi. Ma su questo schema si è costruito un rigido controllo.


Attraverso quali funzioni?
C'è un comitato di controllo composto da tre consiglieri non esecutivi e indipendenti, ai cui lavori partecipa il presidente del collegio sindacale e l'amministratore delegato. Il comitato è una sorta di guida per il controllo interno ed è peraltro il referente, assieme al Ceo, della squadra dell'internal audit che stiamo portando a regime. Sei professionisti con potere di controllo trasversale, anche sulle procedure area per area.


C'è però anche un codice etico interno.
Esatto, un codice redatto secondo i nostri principi. Per esempio, non possiamo dare appalti a società che hanno lavoro in nero. C'è il divieto di accettare regali di valore superiore a 80 euro. Né, vista la nostra attività, possiamo fare regali. A meno che un anello regalato non serva a promuovere l'immagine del brand.


Estratto da Finanza&Mercati – Bloomberg del 11/05/06 a cura di Pambianconews

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