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Hermès: Un manager per le Birkin

Di pbadm
07 Apr 2006

La Birkin, la famosa borsa capiente di Hermès, fu creata negli anni '80 da Jean Louis Dumas, capo carismatico della maison Hermès dal 1978. Jean-Louis, classe 1938 e quinta generazione del clan, ha deciso da poco di fare un passo indietro per motivi di salute, lasciando gli incarichi operativi ai manager. Così, Patrick Thomas, che ha lavorato a lungo al suo fianco, è stato nominato presidente mentre Christian Bianckaert, già responsabile di Hermès Sellier e degli affari internazionali, è diventato amministratore delegato. Ed è proprio Blanckaert a spiegare il passaggio dalla gestione familiare a quella manageriale. Insomma, il nuovo corso della Maison Hermès.


Per quanto riguarda il fronte retail come pensate di sviluppare il programma di aperture? E dove?
Abbiamo 245 boutique manomarca, di cui nove in Italia dove è prevista la decima apertura a Venezia, in autunno. L'obiettivo è quello di aprire, nei prossimi cinque anni, una media di una o due boutique all'anno negli Stati Uniti. Fra le città scelte, Las Vegas, Seattle, San Diego e New York, dove abbiamo già un negozio in Madison Avenue. Un'altra piazza importante è la Russia, dove siamo già presenti a Mosca: sono previsti un secondo negozio all'interno dei magazzini Gum e uno a San Pietroburgo. Per quanto riguarda le quote di mercato, Hermès vende il 50% in Europa, dove il primo cliente è la Francia (oltre il 20%), seguito dall'Italia, il 30% in Giappone, il 15% negli Usa. Un dato interessante, che ci distingue dai nostri concorrenti, è che nelle nostre boutique a Parigi comprano essenzialmente francesi, a New York americani e così via.


Come è stato per Hermès il 2005 e in quale direzione sarà reinvestita una parte degli utili?
E' stato un anno buono ma non eccezionale: il fatturato di gruppo è cresciuto di oltre il 15%, passando a 1.427,4 milioni di curo, l'utile netto è stato di 247 milioni di euro. Gli investimenti sostenuti, pari a 119 milioni di euro, sono serviti a migliorare la capacità produttiva della pelletteria, lo sviluppo del prodotto e la distribuzione. E infatti le vendite sono cresciute dell'8%. I programmi del 2006 prevedono l'apertura e la ristrutturazione di una trentina di filiali fra cui Tokyo, Parigi in Avenue George V; Amsterdam, Bangkok, Seul e Hangzhou in Cina. Inoltre puntiamo a maggiori investimenti in pubblicità e comunicazione, superiori all'attuale 7% del fatturato.


Le divisioni dell'universo Hermès spaziano dai carrè di seta agli orologi, dalle porcellane alle selle per cavalli, dai coltellini svizzeri ai blocchetti di post-it, forse l'oggetto più economico. In quale direzione si concentrerà la maison nelle prossime stagioni?
Dopo l'acquisizione del marchio di calzature maschili John Lobb, che ha un fatturato pari a 13 milioni di euro, non prevediamo di comprare altri brand. Ci concentreremo solo su Hermès cercando di mantenere l'armonia fra il marchio e le sue linee. Se, per esempio, notiamo che una certa borsa o un certo oggetto è troppo richiesto, lo centelliniamo. Ecco, direi che il compito che mi aspetta nei prossimi anni è quello di guardiano dell'armonia


Estratto da L'Espresso del 7/04/06 a cura di Pambianconews



 

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