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Parigi val bene una griffe

Di pbadm
17 Ott 2005

A Parigi, finanzieri, immobiliaristi e investitori hanno scoperto un nuovo business, Quello della moda. E in particolare, il rilancio delle firme storiche che hanno contribuito a creare il mito della couture francese. Firme altisonanti e prestigiose, che, magari per ragioni economiche, non sono più sul mercato. Ma i loro nomi valgono, ed ecco perché chi possiede capitali li investe nella moda. E ottiene buoni risultati. Su questo fronte i pionieri sono stati gli attuali poli del lusso come, il gruppo Lvmh e Pinault-Printemps-Redoute.


In Francia, le griffe che contano oggi sono circa una dozzina contro le cinquanta case di moda che, nel dopo-guerra, hanno ripreso la loro attività nella capitale francese. Ma quel che conta è che Parigi oggi vuole dare ossigeno a un settore che promette buoni affari, soprattutto sul mercato cinese che, come annunciato da più parti, sarà, nel 2011, il primo mercato mondiale del lusso.


Ma mentre in Francia c'è un grosso fermento intorno alle griffe storiche rivitalizzate da giovani stilisti «arruolati» da uomini di finanza in Italia si continua a discutere di come garantire un futuro alla moda senza però trovare soluzioni. Non solo. Ma le nuove generazioni della moda hanno difficoltà a trovare la giusta visibilità.


Oltralpe, i francesi si danno un gran daffare per tenere alta la bandiera della moda e cercare di portare via lo scettro agli italiani. Per fortuna, la corona è ancora sul trono italiano ma il problema di quale futuro dare al «made in Italy» è più che mai aperto. Soprattutto adesso che i francesi hanno trovato il modo di risvegliare dal sonno i vecchi marchi, «arruolando» i giovani creativi che arrivano da tutto il mondo. Come la croata Ivana Omazic, direttrice creativa di Celine.


Estratto da Affari&Finanza del 17/10/05 a cura di Pambianconews

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