Otto giorni di prét-à-porter e almeno quattro di poco elegante caos. Nei giorni più caldi, fino a sedici sfilate in dodici ore sparpagliate in mezza Milano, per poi arrivare al sabato, al gran finale, con due soli nomi in passerella. E all'indomani della più critica settimana della moda degli ultimi anni in tanti chiedono di cambiare il sistema e soprattutto di non ascoltare i consigli-diktat di Anna Wintour, direttore di «Vogue America», a cui bastano quattro giorni con i nomi più importanti per raccontare la moda a Milano.
Per Mariella Burani i problemi sono due, agli estremi. Da un lato, la forza dei grandi marchi «ai quali mai nessuno muove critiche», dall'altro il sovraffollamento di nomi, «con poca selezione all'ingresso». Anche lei, come Laura Biagiotti, chiede di distribuire meglio le griffe su tutti gli otto giorni per evitare giorni troppo intasati.
Dai problemi, l'ente presieduto da Mario Boselli si aspetta una reazione, che «gli stilisti italiani ritrovino il legittimo orgoglio per rispondere adeguatamente a indebite ingerenze e pressioni che penalizzano le loro aziende e la moda italiana» . Al Milano moda donna di febbraio arriverà la risposta.
Estratto da Il Sole 24 Ore del 4/10/05 a cura di Pambianconews


