Dopo la classifica di «Vogue Usa» con un solo italiano (Miuccia Prada) tra i magnifici sette della moda mondiale, sotto le passerelle è cominciata la piccola ribellione. Qualche stilista ha attaccato la rivista insieme al mercato americano. Armani ha evitato polemiche dirette sulla classifica a trazione francese. Ma interpellato sulla pubblicità sull'edizione americana di «Vogue» si è limitato a dire: «Quanto necessario, abbiamo già ridotto…».
Il fatto è che per lui gli Stati Uniti valgono il 21% dei ricavi, ben 269 milioni di euro sul bilancio dell'anno scorso. E trascurare un quinto delle proprie vendite non è facile: per lui, come per gli altri grandi nomi della moda le vendite sul mercato americano si aggirano intorno a quella quota. Tra i gruppi che sfilano a Milano, il più dispiaciuto del trattamento dovrebbe essere Valentino, che negli Stati Uniti realizza il 27% dei ricavi. Al suo fianco, c'è Ferragamo, con il 26%, mentre Prada (inteso come gruppo e non solo con i marchi creati da Miuccia) è al 23%, secondo un'analisi di Pambianco Strategie di Impresa sui bilanci dei gruppi. Dei big, i meno americani sono Alberta Ferretti (per il gruppo Aeffe) e Dolce & Gabbana, che spediscono oltreoceano il 14% delle creazioni.
Estratto da Il Sole 24 Ore del 29/09/05 a cura di Pambianconews


