"L'aumento dei dazi sull'esportazione da parte del governo cinese potrebbe essere una dimostrazione di buona volontà o una manovra sfrontata". E' questa la prima lettura del presidente di Federmoditalia (Federazione Nazionale Commercianti Moda al dettaglio e all'ingrosso aderente a Confcommercio), Renato Borghi, sulla decisione di Pechino che intende aumentare i dazi all'esportazione di 74 categorie di prodotti tessili, con incrementi fino al 400%. Secondo Borghi questa mossa “non avrà nessuna efficacia” e servono “clausole di salvaguardia subito e obbligo di etichettatura, che secondo me è un freno efficace”.
“Io continuo a sostenere, prosegue Borghi, che entrando nel Wto, la Cina ha sottoscritto un accordo che prevedeva impegni e vincoli sia per l'Europa, ma vale anche per gli Stati Uniti, sia per se stessa. Tra gli accordi sottoscritti c'è l'applicazione delle clausole di salvaguardia. Una volta che viene dimostrato che l'economie di paesi hanno un nocumento grave dall'esportazione di prodotti cinesi, si applicano le clausole di salvaguardia. Questa è la strada che è stata imboccata, credo, finalmente anche dal commissario Ue Mandelson avendo accettato di avviare l'indagine conoscitiva che dura 60 giorni, dopo di che vanno applicate le clausole di salvaguardia e l'export cinese non può crescere più del 10% rispetto all'ultimo dato rilevato”.
“Sono convinto che una soluzione seria, forse, si può trovare nella norma che prevede l'obbligo di etichettatura per i prodotti extra-Unione Europea. Secondo me l'obbligo dovrebbe esserci anche per i prodotti all'interno della Ue. Credo che il consumatore debba sapere cosa indossa e dove è stato prodotto. La tracciabilità del prodotto, di cui si è parlato per l'alimentare, secondo me va applicata anche al tessile”.


