L'ultima preda è stata la Poltrona Frau, finita per il 30% nel portafoglio del fondo «Charme» di Luca di Montezemolo. Il noto marchio delle poltrone «made in Italy» è solo l'ultimo di una lunga serie di nomi dell'industria italiana finiti nei portafogli dei fondi di investimento chiusi, o private equity, investitori che «accompagnano» la crescita di un'azienda per alcuni anni, uscendo poi dal capitale quando l'obiettivo è stato raggiunto. Acquisizione dopo acquisizione, sono diventati i protagonisti del mercato e, soprattutto nuovi padroni, sia pure a tempo, del «made in Italy». Nel settore alimentare, i fondi chiusi controllano Galbani, Olio Sasso, Carapelli, i vini Ruffino. Nella moda, Bruno Magli, Aspesi, Fila, Ciesse, Mariella Burani Fashion Design, Le Tricot. Nell'arredamento, Unopiù, B&B, Vetroarredo.
Un caso ancor più emblematico è quello della nautica, con il fondo Permira che controlla Ferretti, Opera la Itama, Dresdner Kleinworth Capital i Cantieri di Pisa e Credit Agricole con Banca Intesa la Cantieri del Pardo. E fino al 2001 uno dei marchi storici, la Riva, è stato proprietà dell'inglese Stellican, che lo ha poi ceduto a Ferretti. Nel 2002 le società che gestiscono i fondi di private equity hanno investito nelle aziende italiane il 25% delle risorse destinate all'Europa. In tutto sono state effettuate 35 operazioni, per un valore di 2,65 miliardi di euro.
«Il modello di capitalismo familiare, spiega Renato Preti, cofondatore e responsabile del fondo chiuso Opera, uno dei più attivi sul mercato italiano, promosso dal gruppo Bulgari, non è adatto a raccogliere la sfida dei mercati internazionali, mentre i fondi di private equity hanno a disposizione mezzi finanziari e management per questo scopo». è invece dedicato esclusivamente al lifestyle, e quindi ai beni di lusso, il fondo Opera, che attualmente sta per dare vita a Opera II. «Il settore del cosiddetto #'stile italiano'', racconta Preti, ovvero design, arredamento, gioielleria, moda, rappresenta il 35% della nostra economia, quindi è un grande comparto, dove non ci sono grandi gruppi». «è un settore molto frammentato, prosegue Preti, nel quale la domanda mondiale è in forte aumento e quindi con potenzialità di crescita di lungo periodo».
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Estratto da Corriere della Sera del 10/11/03 a cura di Pambianconews


