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La guerra dei negozi: multimarca contro monomarca

Di pbadm
07 Lug 2003

«L'aumento dei prezzi spropositato, la politica sfrenata dei monomarca, degli spacci, delle vendite nella Grande Distribuzione Organizzata hanno inquinato il mercato del lusso» dicono i buyer italiani che mettono sotto accusa i big della moda. Overproduzione dei marchi. Overdistribuzione, con produzioni parallele vendute a basso costo in canali distributivi come outlet e simili. Prezzi alle stelle. Grossi sconti sulla merce nei loro monomarca che arrivano al 50% del prezzo prima delle date dei saldi.
La conseguenza è che il lusso si massifica, non giustifica più il prezzo a cui viene venduto. E soprattutto ai big spender passa la voglia di comprare. L'analisi di alcuni fra i più importanti dettaglianti multimarca italiani del lusso mette il dito nella piaga. Le maison vengono accusate di continuare a fare investimenti miopi.

«L'industriale italiano se non vuole trovarsi fra 510 anni a fare il fasonista per inglesi, americani e francesi che stanno entrando nel nostro mercato dovrà fare investimenti nel commercio multimarca» spiega Andrea Panconesi, titolare di tre negozi di lusso tra cui Luisa Via Roma a Firenze. In che senso? «Anziché continuare a investire nei monomarca che ormai sono arrivati al capolinea, hanno stancato il consumatore e non sono redditizi, dovrebbero destinare capitali alla distribuzione multimarca che rimane un anello debole nella filiera della moda italiana, non avendo da sola capitali sufficienti per crescere e rafforzarsi». «Gli industriali devono affrettarsi perché un'iniezione di capitali in questo senso è già nell'aria, ma arriva dal fronte estero. Americani, inglesi e francesi ci stanno già pensando. Il che vuol dire che quando entreranno nel capitale dei negozi multimarca italiani avranno anche più forza per imporre sul mercato i loro marchi».

Sempre nella fascia alta del mercato ci sono negozi come Penelope a Brescia o Biffi e Banner a Milano che da sempre fanno molta ricerca di marchi e stilisti e vendono collezioni meno commerciali come Margiela, Carpe Diem, Dries Van Noten, Rick Owens, i giapponesi e una serie di emergenti. «La grande distribuzione dà la possibilità di un paragone, commenta Rosy Biffi, titolare dei negozi Biffi e Banner a Milano. Dall'altro lato a preoccupare maggiormente sono i prezzi fuori mercato e la sovrapproduzione delle griffe. Tutto è troppo: le proposte, la comunicazione, i monomarca. Tanto che la gente ha ormai un rigetto di quello che è l'abbigliamento. Preferisce spendere nelle beauty farm o nei viaggi». Lei come reagisce? «Cerco stilisti giovani con proposte fresche e meno onerose».


Estratto da Affari & Finanza del 7/07/03 a cura di Pambianconews

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