Elio Fiorucci saluta e se ne va. A luglio, quando Milano comincia a piombare nel sonno del «chiuso per ferie», farà sparire le insegne da quelle vetrine a pochi centimetri da piazza San Babila e lascerà il luccicante megastore che ha sempre chiamato «il negozio».
Perché ha pensato di chiudere proprio adesso?
«Le decisioni non si prendono mai per una sola ragione. Cominciamo con il dire che ho 66 anni e la gestione di un'attività in prima linea è pesante. Poi ho qualche dissapore con i giapponesi della Edwin, che dieci anni fa hanno acquistato la mia azienda e hanno avviato alcune iniziative che non ho condiviso, tipo affidare la produzione a due imprese italiane che hanno chiuso. Io ho passato la mia vita a lustrare questo marchio ed errori così macroscopici ti fanno passare la voglia di fare. E soprattutto ho bisogno di cambiare, di rinascere. Ricominciare a lavorare con Oliviero Toscani mi dà un'energia straordinaria».
Si ricompone la coppia che ha rivoluzionato la moda, rappresentando la lotta al sistema senza lo scontro fisico, la fantasia senza la necessità di mandarla al potere. Che cosa faranno oggi insieme Toscani e Fiorucci?
«Di preciso non lo sappiamo. Metteremo su «un'officina delle idee» che si chiamerà Cucù. Oliviero non è soltanto un maestro dell'immagine, ma anche del pensiero. Ha il gusto della spericolatezza e nello stesso tempo l'innocenza di un bambino. Offriremo la nostra creatività alle aziende. Magari ridisegneremo il marchio della Coca-Cola come mi hanno chiesto. Del resto, è talmente famosa la grafica Fiorucci che quando Panini ne ha fatto delle figurine per i suoi album ne ha vendute 105 milioni».
Estratto da CorrierEconomia del 7/04/03 a cura di Pambianconews


