«Bisognerà aspettare i bilanci ufficiali, ma si può ipotizzare, commenta Carlo Pambianco, il consulente aziendale numero uno del settore, che il 2002 registrerà un'ulteriore perdita di redditività, di 1-2 punti, rispetto al 2001. Questa, del resto, è stata la tendenza degli ultimi 3 anni del settore moda. Colpa del calo dei fatturati, della riduzione tendenziale dei prezzi di vendita e anche del mix prodotti, dell'aumento di ammortamenti e oneri finanziari conseguenti alle acquisizioni effettuate, della perdita di valore del dollaro (e dello yen), i cui costi possono solo parzialmente essere scaricati in avanti sui prezzi di vendita».
Ma quanto vale il settore moda? Pambianco ha analizzato i fatturati dei primi 25 gruppi italiani (abbigliamento, lusso e tessile): nel 2002 ammontano a 22.099 milioni di euro, segnando una crescita del 2,9% (mentre nel 2001 la crescita era stata dell'11,5% e nel 2000 del 28,2%). E il gruppo che nel 2002 ha realizzato la crescita maggiore è stato Dolce&Gabbana (41,3%), seguito da Sixty (31,8%) e da Burani (27,1%).
Paola Durante, analista di Merril Lynch: «L'atteggiamento degli investitori deve restare prudente perchè pesano le incertezze macroeconomiche e la forza dell'euro. Il nostro giudizio è quindi #neutral', cioè bisogna essere cauti. Tra tutti ci piacciono Lvmh, e Burberry e abbiamo emesso un giudizio di acquisto su Tod's ed Hermes. Risultati sopra le attese sono arrivati da Hermes e confermano la capacità del gruppo a crescere in modo organico. Ottimi, dato l'anno difficile, anche i numeri di Lvmh».
Vedi tabella che segue
Estratto da La Stampa del 31/03/03 a cura di Pambianconews


