C'è una nuova macchina da soldi nel mondo del lusso. Sì chiama Christian Dior. La maison parigina con i suoi 492 milioni di euro di fatturato nel 2002, sta vivendo la sua seconda vita, che si profila anche più promettente della prima. Nelle mani di tre uomini (un ex imprenditore immobiliare, un ex ingegnere e un eccentrico angolo-spagnolo nativo di Gibilterra), Dior è diventata la griffe più hot del mercato. Bernard Arnault, che l'ha acquistata dal fallimento annettendola al suo impero Lvmh, Sidney Toledano, che ne guida le strategie, e John Galliano, creatore del nuovo look Dior, hanno realizzato la metamorfosi.
Signor Toledano, può spiegare perché i prodotti a marchio Dior non sono tutti nella stessa società? Il successo di profumi e cosmetici non può servire a dare carburante al settore vestiti, che è più fragile?
«Primo, le due società sono sempre state storicamente separate. Secondo, è vero che profumi e cosmetici vanno benissimo, ma la couture non è affatto fragile. I nostri risultati lo dimostrano. Negli anni '80 la maison faceva i soldi con le royalties, ne aveva un numero incredibile. Dal '98 abbiamo cambiato modello di business: ora controlliamo lo sviluppo del prodotto e la distribuzione. E andiamo in utile con la couture anche senza i profumi».
Ha in mente di espandersi in nuovi settori?
«Abbiamo iniziato un anno fa con le scarpe: hanno un potenziale altissimo, e penso che potranno triplicare il fatturato. Anche la gioielleria è nuova, affidata a Victoire de Castellane, e va molto bene. Poi abbiamo dato il via a Dior Homme, con le collezioni disegnate da Hedi Slimane, che sta ottenendo un incredibile successo e ora rappresenta già il 10 per cento del fatturato della maison. E sto pensando di sviluppare il settore prodotti per la casa».
Come mai il lusso non conosce crisi?
«Non è così per tutti: l'anno scorso Dior, Vuitton, Burberry, Dolce & Gabbana sono andati bene. Altri no. Detto questo, la gente compra sempre di più oggetti di lusso. Ci sono nuovi mercati che si aprono, come la Polonia, la Russia. Ma anche in Francia la gente è sempre più informata, più sensibile al valore della griffe. Negli Usa c'è un potenziale altissimo di crescita. E poi c'è la Cina. I cinesi sono molto sensibili alla qualità delle cose. Sono venuti a vedere l'ultima sfilata di Galliano, e sono diventati pazzi. Nel medio termine sono molto ottimista».
Vedi tabella che segue


