Il peggio, per i conti delle aziende che si occupano di moda, sembra essere alle spalle. Certo, gli eccessi di fine anni `90 sono lontani, la febbre da acquisizione è passata e quasi dimenticata, gli utili talvolta sono solo risicati, ma gli incubi che hanno affollato gli ultimi due anni del settore sembrano dissolversi. L'orizzonte è più chiaro, ma sono molte le aziende ancora in difficoltà e l'universo dei produttori ha imparato molto dalla metà del 2001 in poi.
C'è allora da chiedersi quanto sia costato l'll settembre alle aziende del settore, intendendo con 11 settembre non solo il terribile attacco a New York a Washington, ma anche ciò che a quella data si è accompagnato a in particolare la crisi dei mercati finanziari a le difficoltà cicliche dell'universo del tessile-abbigliamento e del mondo del lusso.
La risposta arriva, almeno in parte, da uno studio elaborato dalla Pambianco strategie di impresa, che ha comparato i risultati di un gruppo di aziende del settore nei primi nove mesi del 2002 con i risultati che le medesime aziende hanno ottenuto nello stesso periodo del 2001.
Ne esce un quadro meno catastrofico di quanto si potesse prevedere, segno che le aziende hanno saputo parare i colpi della crisi con grande rapidità. Indubbiamente il fatturato è calato e quindi sono calate le vendite a solo grazie ad acquisizioni avvenute nel corso del periodo è stato possibile presentare dati in linea con i precedenti. Infatti, dice lo studio della Pambianco: ‘L'incremento di fatturato nei primi nove mesi dell'anno 2002, nell'ordine del 2,3 per cento, nonostante la crisi del settore, è sicuramente dovuto al consolidamento dei fatturati delle aziende acquisite. Senza questo consolidamento, che ha portato aziende come Mariella Burani a crescere del 22,5%, It Holding del 20,2% a Tod's del 10,3%, si sarebbe registrata una discesa del fatturato di circa il 3-5%’.
Parallelamente, però, è aumentata l'efficienza delle aziende. Gli analisti lo evidenziano con un miglioramento dell'Ebitda, un indicatore utilizzato per valutare le performance finanziarie delle aziende che è passato dal 13,9 al 15,5%: « Questo incremento – sottolinea Pambianco -, è segno di una migliorata efficienza operativa. Le aziende sono intervenute sui costi e questa politica incomincia a dare i suoi frutti. Chi va meglio tra le aziende che abbiamo analizzato – precisa – è Tod's (25,5%), Luxottica (19,8%) e Tiffany (15,4%)».
Ma non si tratta, fa capire Pambianco, di una situazione rosea ovunque: ‘è ipotizzabile che gli ammortamenti e gli oneri finanziari siano ancora saliti visti gli investimenti per le acquisizioni a per i progetti di rilancio dei marchi acquisiti. L'utile netto medio infatti è in diminuzione dal 6,5 al 5,4%, con punte negative di Marzotto (-43,3%) e Bulgari (-35%). Quanto a Bulgari va però evidenziato come gli utili netti sono calati nei primi nove mesi del 2002 rispetto allo stesso periodo del 2001 dal 10,4 al 7 %, ma sono aumentati del 73,6% nel corso del terzo trimestre, passando da 8,1 a 14 milioni di euro».
Una difficoltà che il primo gioielliere italiano non nasconde: ‘I primi nove mesi del 2002 sono stati per ovvie ragioni molto più difficili rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, sottolinea Francesco Trapani, amministratore delegato di Bulgari. Periodo che per noi, nonostante si iniziassero già a sentire i primi segnali di un cambiamento, rientrava ancora tra gli anni di fortissima crescita. Ora il contesto resta difficile’.
Il mercato dei beni di lusso, secondo alcuni, ha invece cambiato profilo: ‘Quello the noi abbiamo evidenziato nel nostro settore dei beni di lusso – spiega Giacomo Bozzi, presidente a amministratore delegato del gruppo Richemont in Italia, è che il pessimismo ha rallentato il desiderio di spendere. Parallelamente però, si è evidenziata una accelerazione dell'haute de gamme.
Come sarà il 2003 è difficile da dire. Noi puntiamo a un recupero graduale a differito, non ci sarà una corsa rapida’. L'entità del rallentamento, per il gruppo svizzero, è più difficile da valutare a soprattutto da paragonare agli altri player del mercato del lusso, essendo disponibili dati solo per i sei mesi che precedono il 30 settembre, non per nove. In quest'arco di tempo del 2002 le vendite di Richemont nel mondo sono calate del 3% rispetto allo stesso periodo del 2001, attestandosi a 1,784 miliardi di euro dai precedenti 1,836 miliardi.
Vedi Tabella in basso
Estratto da Il Corriere della Sera-Speciale Moda del 24 febbraio a cura di Pambianconews


