I big della moda maschile made in Italy si interrogano sul 2003. A preoccupare non sono solo le ripercussioni di un’eventuale guerra contro l’Iraq ma anche il rafforzamento dell’euro sul dollaro. ‘L’impatto sui margini si sentirà, dichiara Michele Norsa direttore generale della divisione abbigliamento di Marzotto, anche perché gli scambi sono calcolati in dollari sui due terzi dei mercati’. Per Umberto Angeloni, amministratore delegato di Brioni, ‘le differenze di cambio rappresentavano una buona valvola che ora si è sgonfiata. Nel 2002 i profitti si sono leggermente ridotti. Il fatturato è aumentato del 5% a quasi 160 milioni di euro e per quest’anno ci attendiamo un ulteriore aumento del 9-10%’.
Per Eugenio Canali, presidente della Canali, si tratta invece di un atto di ‘concorrenza selettiva’, bisogna puntare sulla qualità di prodotto e servizio. Nel 2002 Canali ha visto una crescita dei ricavi pari all’8% a 146 milioni di euro, con utili in linea con il 2001. Per il 2003 la previsione è di un incremento del 6-7% con un indebitamento a quota zero. Anche per Mistral la previsione per il 2003 parla di un aumento del 7%.
La ripresa del mercato americano è attesa anche da Maurizio Corneliani, direttore marketing della Corneliani che nel 2002 ha registrato un fatturato in linea con l’esercizio precedente: 104 milioni di euro per la Spa e circa 115 milioni per il consolidato. Andrea Lardini, presidente della Lardini, parla di ricavi nel 2002 legati al marchio pari a 25 milioni di euro con un aumento del 14% e una previsione di 30 milioni per il 2003 che vedrà anche l’inaugurazione di altri 3000 metri quadrati di impianti produttivi a Filottrano (Ancona) destinati alla logistica. Diversa la problematica espressa da Aida Barni, presidente di Annapurna (che produce capi in cashmere di alta gamma), ‘il fatturato è calato del 15% ma a parità di capi venduti, a causa della flessione dei listini della preziosa materia prima’.
Estratto da Il Sole 24Ore del 10/01/03 a cura di Pambianconews


