La crisi internazionale riacutizzatasi nel corso del secondo semestre del 2002 si è riflessa naturalmente sulle esportazioni italiane in generale e su quelle orafo argentiere in particolare. Secondo i dati elaborati dalla Fiera di Vicenza su base ISTAT, le vendite di preziosi italiani all'estero, dopo il recupero, sia pure limitato, del secondo trimestre 2002 (+0,4% rispetto al corrispondente trimestre 2001), hanno registrato nel terzo un nuovo calo del -14,4%. Nel complesso dei primi nove mesi, la flessione risulta del -7,8%; una flessione che si inquadra nella difficile situazione di rallentamenti, rilevata da World Gold Council, della domanda di oreficeria nel mondo. Grazie ai favorevoli risultati ereditati dal 2000 (+23% in termini annuali), l'export orafo dei primi nove mesi conserva tuttavia ancora un vantaggio di quasi il 6% nei confronti del corrispondente livello del 1999. Sul nuovo rallentamento delle esportazioni nel terzo trimestre 2002 ha giocato anche l'apprezzamento dell'euro sul dollaro. In sostanza, i prodotti orafi italiani avrebbero subito un'erosione della loro competitività di prezzo. In dettaglio, il calo complessivo del 7,8% è la risultante di un'ampia diffusione di ribassi; anche se non sono mancati casi di aumento connessi, in genere, alla specificità dalla domanda di consumo dei singoli sistemi. Così, a fronte delle performance del gruppo dei paesi NAFTA (Messico +28,5%; Canada +21,8%; sostanziale tenuta degli Stati Uniti -0,7%), si sono contrapposte generalizzate flessioni di vendite nell'area europea. In particolare, rimane frenato l'export orafo verso i paesi dell'area
dell'Euro: nel complesso, -10%. Sono di nuovo in flessione gli acquisti di oggetti preziosi italiani da parte di Germania (-12,6%) e Portogallo (-5,5%); continuano a ridursi le vendite in: Austria (-37,3%), Belgio (-22,5%), Finlandia (-10,6%), Francia (-10,4%), Spagna (-7,9%), Irlanda (-5,7%), Paesi Bassi (-5,6%). Quasi stazionarie le vendite alla Grecia. Le vendite agli otto paesi dell'est europeo che aderiranno all'Unione Europea a partire dopo il 2004 sono cresciute, nel complesso, di un
+8,2%. Ma anche qui con andamenti differenziati. Si notano aumenti per
Polonia (+20,7%), Repubblica Ceca (+9,7%). Per contro, in arretramento gli acquisti dell'Ungheria (-31,3%). Al di là degli andamenti evidenziati dei mesi più recenti, va sottolineato come il complesso di questi Paesi costituisca un'area di sbocco commerciale dalle potenzialità notevoli. Stime recenti indicano al riguardo come il tasso di variazione del Pil, dopo l'accelerazione del 2001, dovrebbe collocarsi nel 2002, eccezione fatta per la Polonia, entro un campo di variazione compreso tra il 2% di Malta ed il 5% della Lettonia.
Tra i paesi comunitari 'non Euro', dopo un prolungato trend di crescita, le esportazioni verso il Regno Unito hanno segnato una battuta d'arresto (-5,2%). Ciononostante, il Regno Unito si è portato in terza posizione nella graduatoria dei più importanti acquirenti, dopo Stati Uniti ed Emirati Arabi. Sensibile recupero per le esportazioni dirette in Svezia (+9,4%); mentre quelle verso la Danimarca hanno continuato a perdere terreno (-15,9%). Quasi generalizzati sono i cali di importazioni di prodotti orafi italiani anche da parte dei paesi produttori di petrolio (nel complesso, -15%) e dei paesi di smistamento (attraverso i quali transita circa un quarto delle esportazioni italiane di oreficeria), i cui buyers, con buona probabilità, hanno continuato ad usufruire delle residue scorte accumulate nel precedente periodo di boom (1999-2000), riducendo così gli acquisti all'estero. Tra i casi di aumento figurano le spedizioni alle Isole Vergini Britanniche (+24,2%), Singapore (+9,8%), Hong Kong
(+13,3%) un aumento che va a compensare il regresso fatto registrare dalla Cina (-21,6%). Diffuse flessioni anche per altri paesi del vicino e lontano oriente: Barhain (-63,5%), Tailandia (-39,8%), Libano (-26%), Kuwait (15,1%), Giappone (-5,6%), Israele (-8%). Per contro, in recupero gli acquisti da parte della Corea del Sud (+41,6%), Australia (+9,8%), Cipro (+2,6%). La perdurante crisi economico finanziaria dei paesi del Mercosur ha comportato evidenti ripercussioni negative sull'export dell'area. Di conseguenza, nei primi nove mesi del 2002 hanno continuato a manifestarsi cali diffusi delle vendite, ripiegatesi nel complesso del 33,1%. In tale ambito, l'Argentina ha pressoché azzerato gli acquisti di oreficeria italiana; dimezzati o più che dimezzati sono risultati i valori delle esportazioni di preziosi italiani verso il Brasile, il Cile e il Venezuela. Flessioni anche per Uruguay (-25,4%) e la Repubblica Dominicana (-7,4%). Al momento, i pochi casi di limitato recupero hanno riguardato il Paraguay e il Perù. Dopo l'eccezionale risalita del 2000, nuove consistenti flessioni degli acquisti di oreficeria sono segnalate per Malta (-57,5%) e per la Libia (-19,1%). Mentre la Turchia (+60,9%) ha recuperato gran parte del terreno perduto nel passato. In progresso, altresì, l'export verso la Russia (+35,7%) e il Sud Africa (+33,6%).


