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Aria di crisi, l'industria del lusso brilla di meno

Di pbadm
16 Dic 2002

L'ultimo colpo di genio finanziario, che vale 300 milioni di euro di entrate non conteggiate dagli analisti, arriva da Richemont, il colosso del lusso secondo solo, per dimensioni, a Lvmh. La società di Johann Rupert, ha annunciato la vendita a termine di una quota di azioni privilegiate della Bat (British American Tobacco) in cambio di un warrant convertibile in titoli Richemont nel 2004. Anche questo, è un segnale dell'aria nuova che si respira nel mondo del lusso, una torta che a livello mondiale vale circa 42 miliardi di euro (fonte Pambianco Strategie di Impresa), meno del picco toccato nel 2000, ma che oggi si trova a far fronte a una situazione inedita, da fronteggiare con tagli nei costi e una disciplina finanziaria particolarmente severa.

Non tutti i titoli, naturalmente, sono uguali. «Per noi, spiega Antoine Colonna di Merrill Lynch, il settore è da sottopesare. Ma esistono alcune società su cui siamo neutrali, come Bulgari, Tiffany, Richemont e Swatch. Altri potrebbero fare più della media. La tesi di Merrill Lynch è che i produttori di altissima gamma «hard» (gioielli e orologi) soffriranno più di pelletteria, tessuti o scarpe. Si spiega così la lista dei preferiti della banca d'affari Usa: Luxottica, Lvmh ma, soprattutto, Burberry, apprezzata anche da JP Morgan e da Morgan Stanley, che suggerisce poi Richemont e Waterford.

L'analista Claire Kent, uno dei nomi più importanti nel campo, però, è molto cauta. «Le previsioni sugli utili, dice, sono ancora troppo ottimistiche, soprattutto alla luce del fatto che esistono forti rischi di guerra in Iraq».

Estratto da TuttoSoldi-La Stampa del 16-12-02 a cura di Pambianconews

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