Pvh ha chiuso il primo trimestre 2026 con ricavi pari a 2,025 miliardi di dollari (circa 1,88 miliardi di euro), in crescita del 2% a cambi correnti (-2% a cambi costanti), superando le stime su base reported e confermando le previsioni a cambi costanti. Il risultato positivo riflette il rafforzamento dei marchi Calvin Klein e Tommy Hilfiger nei canali diretti al consumatore, cresciuti del 6% a cambi correnti (3% a cambi costanti) grazie all’espansione retail e delle piattaforme e-commerce. L’inventario netto è sceso a 1,51 miliardi di dollari, segnando un calo del 5% rispetto allo stesso periodo del 2025 e dimostrando una gestione efficace delle scorte in un contesto complesso.
Nel dettaglio, il gruppo statunitense ha registrato un margine operativo rettificato del 6,5%, al massimo della previsione (guidance pari a 6-6,5%), e un utile per azione rettificato di 2,01 dollari, superiore alle attese degli analisti (1,65-1,80 dollari), anche grazie a un effetto positivo dei cambi. L’ebit rettificato è stato di 131 milioni di dollari, leggermente in calo rispetto ai 160 milioni del Q1 2025, a causa di maggiori investimenti in marketing e nello sviluppo dei marchi, compensati da un’attenta gestione dei costi. Il margine operativo è salito al 6,1%, rispetto al -16,7% primo trimestre 2025, penalizzato l’anno scorso da oneri straordinari per 480 milioni.
Con una lente sulle aree geografiche, l’Emea ha registrato ricavi in crescita del 2% a cambi correnti (-5% a cambi costanti), risentendo però degli effetti prolungati del conflitto in Medio Oriente sulla domanda dei consumatori. Nelle Americhe i ricavi sono calati dell’1% a cambi correnti (-2% a cambi costanti), con la crescita del canale diretto al consumatore che non ha completamente compensato la flessione del wholesale, legata anche a uno spostamento temporale delle spedizioni e alla transizione di alcune linee womenswear precedentemente in licenza. In Apac i ricavi sono invece saliti del 10% a cambi correnti (+6% a cambi costanti), grazie al Lunar New Year anticipato e all’espansione del dtc, mentre il wholesale ha registrato una leggera contrazione. Il segmento licensing ha segnato un calo del 7% a cambi correnti, principalmente per transizioni di licenze in Nord America.
Tra i marchi, Tommy Hilfiger ha visto i ricavi crescere del 3% a cambi correnti (-2% a cambi costanti), mentre Calvin Klein ha registrato un aumento dell’1% a cambi correnti (-3% a cambi costanti). Il canale diretto al consumatore ha continuato a crescere, con i negozi di proprietà in aumento del 5% a cambi correnti (+2% a cambi costanti) e l’e-commerce a +11% (+6% costante). Il wholesale è rimasto stabile a cambi correnti, con un calo del 6% a cambi costanti.
Pvh ha continuato a investire nelle categorie chiave dei suoi brand: denim e underwear per Calvin Klein e maglieria e outerwear per Tommy Hilfiger, sia nei negozi sia online. Le campagne di marketing a 360 gradi hanno puntato sui segmenti di consumatori più redditizi, migliorando acquisizione e fidelizzazione, mentre le ristrutturazioni dei negozi e l’espansione digitale hanno contribuito a migliorare l’esperienza cliente.
Per quanto riguarda l’outlook 2026, l’azienda conferma un margine operativo rettificato intorno all’8,8% e un utile per azione rettificato tra 11,80 e 12,10 dollari, includendo gli effetti negativi del conflitto in Medio Oriente e i benefici dei rimborsi tariffari per circa 100 milioni di dollari. I ricavi annuali sono attesi sostanzialmente stabili a cambi correnti, con una leggera flessione a cambi costanti, crescita nelle Americhe e Apac e pressione negativa su Emea. Le tariffe sulle merci importate negli Stati Uniti avranno un impatto lordo stimato di 215 punti base sul margine operativo e circa 3,30 dollari per azione sull’Eps, parzialmente compensati da misure di mitigazione.
Dunque, Pvh conferma le previsioni di margine operativo ed Eps rettificati per il 2026, ma rivede al ribasso le stime di fatturato a cambi costanti, penalizzate dagli effetti prolungati del conflitto in Medio Oriente sul mercato Emea. A cambi correnti, invece, i ricavi restano sostanzialmente stabili, sostenuti dalla crescita nei mercati Americas e Apac e dall’espansione del canale direct-to-consumer, che continua a trainare entrambi i marchi.
Infine, per il secondo trimestre 2026 il gruppo prevede un calo dei ricavi del 3%-4% a cambi correnti (4%-5% a cambi costanti), un margine operativo rettificato intorno al 9,5% e un utile per azione rettificato tra 3,00 e 3,10 dollari, beneficiando di 470 punti base dai rimborsi tariffari.
“Abbiamo rispettato il nostro piano e gli impegni nel primo trimestre, riflettendo l’esecuzione disciplinata del ‘Pvh+ Plan’ e lo slancio dei consumatori che stiamo costruendo con i nostri due iconici marchi globali, Calvin Klein e Tommy Hilfiger”, ha commentato nella nota dei conti il CEO del gruppo, Stefan Larsson. “(…) Guardando al futuro, stiamo bilanciando due forze opposte: da un lato, l’aumento del momentum di brand e business che stiamo generando sia per Calvin sia per Tommy, dall’altro gli effetti prolungati del conflitto in Medio Oriente, che stanno mettendo pressione sui consumatori in Emea”.
Anche Melissa Stone, interim chief financial officer, si è aggiunta ai commenti: “Per il primo trimestre abbiamo rispettato il piano complessivo e superato le stime sugli utili per azione (Eps), riflettendo un’esecuzione disciplinata in un contesto operativo altamente dinamico. Per l’intero anno, pur continuando a prevedere crescita nei mercati Americas e Apac, le performance in Emea dovrebbero risentire negativamente degli effetti prolungati del conflitto in Medio Oriente, portando a una revisione al ribasso delle previsioni di fatturato per l’anno. Manteniamo le indicazioni complessive sul margine operativo, poiché le nostre stime sugli utili ora includono il beneficio dei rimborsi doganali, che ci permettono di assorbire gli effetti prolungati del conflitto in Medio Oriente continuando gli investimenti pianificati. Continuiamo a rafforzare il nostro modello operativo basato sui dati e sulla domanda, migliorare la produttività dell’inventario e bilanciare un approccio disciplinato nella gestione delle spese con investimenti ad alto valore aggiunto per il brand, a supporto della crescita a lungo termine di Calvin Klein e Tommy Hilfiger”.



