Si è chiuso al di sopra delle attese l’avvio d’anno di Macy’s, guidato dalla forte domanda di abbigliamento e accessori di fascia alta, in particolare nei negozi Bloomingdale’s. Si tratta della prima crescita delle vendite trimestrali in quasi quattro anni del player a stelle e strisce, che già alla chiusura del suo bilancio 2025 aveva restituito uno spiraglio di speranza al panorama dei department store statunitensi.
Le vendite comparabili dei tre marchi del gruppo – Macy’s, Bloomingdale’s e Bluemercury – sono aumentate complessivamente del 3% nei primi tre mesi. Bloomingdale’s, in particolare, ha registrato un incremento record del 10,2 per cento; il settimo trimestre consecutivo di crescita, trainando il gruppo grazie all’ampliamento dell’offerta di marchi di lusso e premium e a un miglioramento del servizio. Bluemercury ha messo a segno un +6,4%, mentre l’insegna omonima Macy’s ha visto le vendite comparabili salire dell’1,6%, con i 200 punti vendita inclusi nel programma “Reimagine” in rialzo del 2,4 per cento.
Le vendite nette del trimestre sono state pari a 4,7 miliardi di dollari (circa 4 miliardi di euro), in aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente, superando il consensus degli analisti, che si fermava a quota 4,61 miliardi. L’utile per azione rettificato è stato di 0,13 dollari, ben oltre la previsione di 0,03 dollari. L’ebitda rettificato si è attestato a 290 milioni di dollari, in leggero calo rispetto ai 304 milioni dello stesso periodo del 2025, con un margine lordo del 38,9% (-30 punti base), che sarebbe rimasto stabile escludendo l’impatto dei dazi, ha spiegato la società.
Il CEO, Tony Spring, ha commentato: “Abbiamo iniziato l’anno alla grande, superando le aspettative per il quinto trimestre consecutivo grazie al continuo slancio della nostra strategia ‘Bold New Chapter’. I clienti rispondono positivamente, guidando la crescita delle vendite comparabili e confermando Bloomingdale’s come leader nel lusso moderno”.
Il gruppo ha indicato profumi, abbigliamento femminile contemporaneo, calzature e borse come le categorie più performanti nel trimestre. Secondo il COO Tom Edwards, i consumatori più abbienti si mostrano più pronti a spendere, mentre quelli con reddito più basso sono più selettivi, ma tutti “rispondono positivamente a prodotti di qualità e novità”.
In prospettiva, Macy’s ha rialzato le stime per l’intero 2026: le vendite nette previste sono ora comprese tra 21,50 e 21,75 miliardi di dollari, contro l’intervallo precedente di 21,40–21,65 miliardi. La crescita delle vendite comparabili è stimata tra +0,5% e +1,2% (precedente intervallo: -0,5%/+0,5%), mentre l’utile per azione rettificato è previsto tra 2 e 2,20 dollari, e non più tra 1,90–2,10. Il margine ebitda rettificato è confermato tra il 7,7% e il 7,9% dei ricavi.
Le scorte di merce sono cresciute del 3,6% rispetto all’anno precedente e la società ritiene che la loro composizione e il loro livello faccia ben sperare per l’estate alle porte. Al termine del trimestre, Macy’s disponeva di 1,3 miliardi di dollari in contanti e equivalenti e di 2 miliardi di capacità di credito disponibile, con un debito totale di 2,4 miliardi e nessuna scadenza significativa di lungo termine fino al 2030.
Nonostante i risultati positivi, la società prevede che dazi e aumenti dei costi del carburante, legati alle tensioni internazionali in Medio Oriente, possano ridurre l’utile annuale di circa il 3–4 per cento.



