Prosegue il “reset” per Puma, che vede il terzo trimestre 2025 col segno meno per ricavi pari a 1,9 miliardi di euro, in calo del 15,3% a cambi correnti (-10,4% a cambi costanti). Il margine lordo è sceso di 260 punti base al 45,2%, mentre l’ebit rettificato si è ridotto a 39,5 milioni di euro, rispetto ai 237 milioni dello stesso periodo del 2024. L’ebit riportato, pari a 29,4 milioni, include costi straordinari per 10,1 milioni relativi al programma di efficienza. Il trimestre si è chiuso con una perdita netta di 62,3 milioni di euro, contro un utile di 127,8 milioni un anno prima.
Secondo quanto rilevato dagli analisti di Barclays, i risultati sono stati leggermente inferiori alle attese del consenso. Le vendite di 1,96 miliardi di euro si confrontano con stime di 1,98 miliardi, mentre l’ebit rettificato di 40 milioni risulta inferiore ai 45 milioni previsti dal consensus. Anche il margine lordo (45,2%) è risultato lievemente sotto le attese (45,8%). Barclays attribuisce il “miss” principalmente alla performance del continente americano, dove le vendite sono calate del 15,2% a cambi costanti contro una previsione di -9,7%, mentre le aree Emea e Asia-Pacifico hanno registrato andamenti lievemente migliori delle aspettative.
La banca d’investimento britannica mantiene una raccomandazione equal weight sul titolo, con target price a 19 euro, inferiore del 7,8% rispetto al prezzo di mercato di 20,6 euro al 29 ottobre 2025. Gli analisti stimano un ritorno alla crescita a partire dal 2027, dopo un 2025 di “reset” e un 2026 definito di “transizione”. Nella loro valutazione basata su modello Dcf, Barclays ipotizza un tasso di crescita medio annuo a metà singola cifra nel periodo 2025–2029 e un margine ebit di lungo periodo del 6 per cento.
Nel dettaglio operativo, Puma ha registrato una contrazione del 15,4% nel canale wholesale, a 1,3 miliardi di euro, a fronte di una crescita del 4,5% nel canale direct-to-consumer, che ha raggiunto 570 milioni di euro e rappresenta il 29,1% del totale. Con una lente sulle aree geografiche, le vendite sono diminuite del 15,2% nelle Americhe, del 9% in Asia-Pacifico e del 7,1% in Emea. Tutte le divisioni di prodotto hanno risentito del processo di razionalizzazione: le calzature hanno segnato -9,9%, l’abbigliamento -12,8% e gli accessori -6,1 per cento.
E ancora, nei primi nove mesi dell’anno, il fatturato è sceso a 5,9 miliardi di euro (- 8,5% a cambi correnti e -4,3% a cambi costanti), con un margine lordo in calo di 130 punti base al 46,1 per cento. L’ebit rettificato è diminuito a 102 milioni (da 513,2 milioni nel 2024), mentre il risultato operativo riportato è negativo per 10,7 milioni. La perdita netta complessiva dei nove mesi ammonta a 308,9 milioni di euro.
Il gruppo ha confermato la guidance per l’intero esercizio 2025, che prevede un calo a doppia cifra delle vendite a cambi costanti e una perdita operativa, con investimenti stimati intorno a 250 milioni di euro. Nella nota dei conti la società ha ribadito che la priorità resta la creazione di fondamenta solide per una ripresa sostenibile, attraverso la riduzione dei costi – e con l’eliminazione di circa 900 posizioni impiegatizie entro il 2026 -, una maggiore focalizzazione sui canali diretti e il rafforzamento della coerenza globale tra prodotto, marketing e innovazione.
“Alla fine di luglio abbiamo dichiarato che il 2025 sarebbe stato un anno di riposizionamento. Da allora abbiamo intrapreso passi importanti per ripulire la distribuzione di Puma, migliorare la gestione della liquidità e ricalibrare le nostre spese operative”, ha commentato nella nota Arthur Hoeld, il CEO di Puma. “Con l’ampliamento del programma di efficienza dei costi, ci stiamo muovendo rapidamente per affrontare le sfide e rendere l’azienda più efficiente e solida. Con risultati del terzo trimestre in linea con le nostre aspettative, restiamo impegnati a eseguire queste misure con disciplina”.
I risultati della trimestrale rispecchiano un periodo di ristrutturazione per Puma, le cui voci sulla sua nuova possibile proprietà si fanno sempre più insistenti. Sebbene la holding della famiglia Pinault, Artemis, attualmente proprietaria del 29% del brand tedesco – per un valore stimato di circa 960 milioni di dollari (circa 811 milioni di euro al cambio di oggi) – abbia recentemente smentito che sia in corso un processo di vendita attivo, non si arrestano le voci su una possibile cessione.



