Un nuovo capitolo nel risiko dei diamanti sta ridisegnando gli equilibri mondiali del materiale prezioso. Dopo il Botswana, ora è l’Angola a puntare alla maggioranza di De Beers che da oltre un secolo domina il commercio globale dei diamanti naturali. Secondo quanto riportato da Reuters, il governo angolano, attraverso la compagnia statale Endiama E.P., sta lavorando a un’offerta per acquisire una quota di controllo di maggioranza nella società britannica-sudafricana, oggi detenuta per l’85% da Anglo American plc e per il restante 15% dal Botswana.
La decisione arriva in un momento cruciale: Anglo American ha avviato un processo di revisione strategica delle proprie attività e sta valutando la vendita o la ristrutturazione di De Beers, in un contesto di mercato complesso per i diamanti naturali, con prezzi in flessione e domanda incerta a causa della concorrenza dei diamanti sintetici. Il gruppo britannico sta infatti concentrando il suo portafoglio sui metalli di transizione – rame e minerali ferrosi – più allineati alla transizione energetica, rendendo plausibile un disimpegno dal business diamantifero.
D’altra parte, l’interesse dell’Angola non è nuovo. Già nel 2024 aveva manifestato l’intenzione di entrare in De Beers con una quota minoritaria, proponendo un modello ‘consortile’ di partecipazione africana. Oggi, però, la strategia è cambiata radicalmente e l’Angola vuole la maggioranza. Questo cambio di strategia avviene dopo la stipula di un accordo, avvenuto nel 2022, in cui il Governo angolano consentiva a De Beers di effettuare nuovi scavi nel territorio per la ricerca di materiali preziosi. Proprio lo scorso agosto, la società ha scoperto un importante giacimento di kimberlite (il primo dopo più di trent’anni), la fonte più comune di diamanti estratti, e ora vuole passare da fornitore a protagonista, acquisendo tecnologia, know-how e potere decisionale lungo tutta la filiera. Una mossa che, nelle intenzioni, dovrebbe permettere al Paese di diventare un attore integrato, non solo nell’estrazione ma anche nella lavorazione e nella distribuzione dei diamanti, e di ridurre conseguentemente la storica dipendenza da società straniere.
La proposta di acquisizione, ancora in fase preliminare, segnerebbe un cambio di paradigma nel settore minerario africano, poiché aprirebbe la strada a un modello di proprietà diretta dei Paesi produttori sulle principali società di estrazione e vendita di diamanti.
Tuttavia, l’offensiva angolana rischia di inasprire la tensione con il Botswana, che negli ultimi mesi aveva espresso la volontà di salire oltre il 50% del capitale di De Beers per assumere il controllo del gruppo. L’ingresso dell’Angola con ambizioni di maggioranza mette quindi i due principali produttori africani in rotta di collisione: da un lato, il Botswana rivendica un diritto naturale alla leadership per la centralità nella filiera produttiva; dall’altro, l’Angola richiede la maggioranza a sua volte e propone un modello di partecipazione panafricana, sostenendo che la gestione di De Beers debba riflettere un equilibrio tra i paesi produttori, non il predominio di uno solo.
L’acquisizione, stimata in diverse decine di miliardi di dollari, implicherebbe comunque un consorzio di investitori e il sostegno politico di più Stati. Ma, in generale, la posizione dei Paesi africani produttori è chiara. Siamo infatti davanti ad uno scenario in cui i Paesi del continente non vogliono più essere solo i ‘minatori’ del mondo, bensì azionisti e decisori di valore. Come ha dichiarato una fonte vicina alla compagnia statale Endiama, “l’Angola non vuole semplicemente vendere diamanti, vuole partecipare a definire il futuro del settore”.



