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Calzaturiero italiano ancora in calo: fatturato a -5,6% nei sei mesi

Di Redazione
05 Set 2025
Calzaturiero italiano ancora in calo: fatturato a -5,6% nei sei mesi

Giovanna Ceolini, presidente Assocalzaturifici e Micam

Alla vigilia del Micam, il Salone internazionale della calzatura che aprirà domenica prossima 7 settembre 2025 a Fiera Milano Rho, la situazione per il settore calzaturiero italiano rimane complessa nella prima metà dell’anno, seppure con segnali di attenuazione della flessione nel secondo trimestre.

Secondo i dati elaborati dall’ultimo report del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, nel periodo gennaio-giugno 2025 il fatturato degli associati è diminuito del 5,6%, mentre la produzione industriale ha registrato un calo del 9,5% (indice Istat) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’export, tradizionale motore del comparto che destina all’estero circa l’85% della produzione, si è attestato a 4,89 miliardi di euro nei primi cinque mesi (-2,7% in valore), a fronte però di una crescita delle quantità (+3,2%), con oltre 84 milioni di paia esportate (2,6 milioni in più dello stesso periodo 2024), con un prezzo medio per paio sceso a 57,82 euro (-5,7 per cento).

I mercati Ue (+1% in valore e +6,1% in volume nell’insieme) si son comportati meglio delle destinazioni extra-Ue. Tra i partner comunitari, spicca il recupero della Germania (+12,4% in valore e +15,8% in quantità) e tiene, almeno in termini di paia (+1,3%), l’export verso la Francia, che però segna un -5,5% in valore restando comunque saldamente al primo posto tra le destinazioni. Consolidamenti di varia intensità si sono registrati, sia nelle quantità che nei valori, per diversi altri importanti mercati: Spagna, Polonia, Belgio e Austria. Con riferimento all’export extra-Ue (che globalmente mostra un -6,5% in valore e un -3,2% in volume), flessioni generalizzate hanno interessato tutti i principali mercati del Far East (-23%) e diversi paesi dell’ex blocco sovietico, tra cui i due in guerra (Russia -14,4% in valore, Ucraina -3,8%) e il Kazakistan (-2,5%), che rallenta dopo l’espansione considerevole degli anni recenti. Tra le tipologie, le scarpe con tomaio in pelle presentano un trend non favorevole sia in volume (-2,7%) che in valore (-7 per cento).

Il prezzo medio per paio esportato è sceso del 5,7%, riflettendo le difficoltà che hanno colpito tutte le fasce di prodotto, inclusi i segmenti di lusso e i grandi marchi. Anche i consumi interni hanno faticato a riprendersi, con una contrazione dell’1,9% in volume e dello 0,7% in spesa, ad eccezione del comparto sneakers e calzature sportive, unico segmento con un lieve dinamismo. Parallelamente, l’import è cresciuto in maniera sostenuta (+18,2% in quantità), con forti incrementi dai Paesi asiatici, contribuendo a ridurre il saldo commerciale, sceso a 2 miliardi di euro, in flessione del 15,8% rispetto all’anno precedente.

Un ulteriore elemento di incertezza riguarda il mercato statunitense, secondo sbocco in valore per le calzature italiane (con quasi 1,4 miliardi di euro, a consuntivo 2024), a causa dell’introduzione dei dazi al 15% sul prodotto importato dall’Unione Europea. “Riguardo le prospettive – spiega Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici e Micam -, grava l’incognita dell’impatto dei dazi americani, le cui reali conseguenze sulle vendite si potranno quantificare solo coi dati dei mesi autunnali. La tenuta evidenziata dall’export verso gli Usa in aprile (+1,9% in valore) e maggio (+1,8%) va letta con cautela, perché l’incertezza e l’eventualità che potessero essere fissate tariffe ancora più gravose possono aver spinto gli operatori ad accelerare le transazioni col dazio aggiuntivo del 10 percento. Troppo presto, dunque, per trarre conclusioni in merito”.

Le difficoltà del comparto si riflettono anche sull’occupazione e sulla struttura produttiva. Nel primo semestre sono diminuiti sia il numero delle imprese (-81 unità, pari al -2,4%) sia quello degli addetti (-1.392 lavoratori, -2%), con il totale che si attesta a 3.288 aziende e 69.449 occupati. L’uso della cassa integrazione rimane elevato, con un incremento complessivo del 12,8% nel semestre, nonostante una riduzione delle ore autorizzate nel secondo trimestre. Particolarmente colpite Toscana, Marche ed Emilia-Romagna, aree a forte vocazione calzaturiera.

In ultima battuta, le prospettive per la seconda parte del 2025 restano improntate alla prudenza. L’assenza di segnali positivi nel contesto economico e geopolitico internazionale e le tensioni commerciali legate ai dazi Usa alimentano l’incertezza. Più della metà degli imprenditori intervistati (58%) prevede di chiudere l’anno con risultati peggiori rispetto al 2024, confermando un quadro di generale cautela per il futuro prossimo del settore.

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