Nuovo stop alla quotazione di Shein. Questa volta sarebbero i dazi statunitensi a ostacolare la travagliata strada verso l’Ipo del colosso cinese dell’ultra fast fashion, che aveva recentemente ricevuto il via libera dal Regno Unito per lo sbarco sul London Stock Exchange. Contestualmente interrotti anche i contratti con Brunswick e Fgs, le due società di comunicazione che stavano affianco Shein nell’iter verso l’Ipo.
I progressi della quotazione – ha riportato Bloomberg – sono poi andati incontro a una nuova interruzione, mentre il retailer “valuta l’impatto dei dazi sulla propria attività e attende le approvazioni normative”, avrebbero dichiarato fonti vicine al player. Secondo fonti vicine al dossier, i lavori per l’Ipo sono stati sospesi, anche se i piani di quotazioni non sono del tutto accantonati ma “potrebbero vedere la luce in futuro”.
L’iter, ad ogni modo, non si era ancora concluso: Shein era ancora in attesa del lasciapassare da parte dell’ex Celeste Impero, in particolare della China Securities Regulatory Commission (Csrc).
Nonostante Shein abbia spostato la propria sede centrale da Nanchino a Singapore, la sua produzione è collocata principalmente in Cina, dinamica da cui deriva la necessità di rivolgersi alla Csrc. L’appoggio a quest’ultima, inoltre, rende Shein soggetta alla nuove regole di di Pechino per le aziende che si quotano offshore, su cui l’ente di regolamentazione opera con un margine di discrezionalità.
A partire dal 25 aprile, inoltre, Shein – così come la sua rivale Temu – ha annunciato degli aumenti di prezzo per la clientela americana in risposta al nuovo assetto tariffario che ha causato un aumento delle proprie spese operative.
Scema sempre di più, dunque, l’entusiasmo per quella che era in origine attesa come la più grande Ipo londinese degli ultimi anni, con una valutazione in calo e – si legge sull’agenzia di stampa – azionisti che cercano di vendere azioni fortemente scontate nelle transazioni sui mercati privati. Nel 2023, Shein puntava a una Ipo con una valutazione che prometteva di arrivare a 90 miliardi di dollari (circa 80 miliardi di euro), valore sceso a 30 miliardi lo scorso febbraio.



