Digitando ‘China’ nella barra delle ricerche di TikTok il primo risultato suggerito è ‘China Manifactures’. Da alcuni giorni infatti sempre più produttori cinesi hanno scelto il social asiatico per reagire ai dazi imposti dal presidente americano Donald Trump. I video raccontano di come le aziende dell’ex Celeste Impero siano in realtà parte della filiera di noti marchi del lusso svelando anche i prezzi di produzione di quelli che potrebbero apparire come veri articoli di alta gamma. I dubbi, tutt’altro che infondati, sono relativi all’originalità della merce ripresa in laboratori e magazzini: ‘Kelly’ di Hermès, ‘Lady Dior’ di Dior, ‘2.55’ di Chanel, solo per citare i modelli delle borse più riconoscibili.
L’account Njniugdfkj riposta un video in cui i marchi italiani e francesi vengono accusati di mentire sulla provenienza dei loro prodotti, il creator viene ripreso con quella che sembrerebbe essere una ‘Birkin’ di Hermès circondato da lunghe file di artigiani all’opera. Bigfish7 analizza proprio le componenti di una ‘Birkin’ comunicando i presunti costi di ogni singolo componente, dalla metalleria alla pelletteria. Il protagonista della clip asserisce che i costi di produzione totali della borsa ammonterebbero a 1.395 dollari contro i 38mila del prezzo in boutique.
Esperti del settore e addetti ai lavori sanno che i prodotti ripresi sono in realtà dei fake, merce contraffatta con cura e precisione ma lontana dall’essere autentica. I commenti a corredo dei contenuti mostrano però che tanti utenti credono a quello che vedono. “Where can I contact this gentleman to make me a bag?” chiede Catherine, “Everything is made in China, you just paying for brand’ dichiara John54, “My hero”, “Sono felice così tutta quella gente che comprava roba di lusso adesso sanno che è fatta in Cina” e così via. La mossa messa in atto dai tiktoker non colpisce solo Trump ma anche le produzioni europee diffondendo fake news a suon di video virali e informazioni incorrette. “Dubito che queste affermazioni siano legittime. Tuttavia, potrebbero rappresentare un rischio reputazionale”, ha riassunto a Business of Fashion Luca Solca, analista di Bernstein.
In un momento delicato per l’alto di gamma il fenomeno dei video realizzati dai produttori asiatici, con milioni views e centinaia di commenti indignati, rischiano così di minare ulteriormente la credibilità della filiera italiana e francese. Il crescente potere dei social media viene sfruttato con astuzia dai creator cinesi che hanno dato il calcio d’inizio a questa partita virtuale. La posta in gioco è alta perché la reputazione del made in Italy non ha prezzo.



