L’inflazione ha raggiunto il picco più alto degli ultimi 40 anni, coinvolgendo anche l’industria della moda. Se il mercato del consumo di massa è stato il primo a essere colpito, ora ad iniziare a rallentare e subirne le conseguenze è anche il settore del lusso. È quanto riportano gli esperti di Retviews – soluzione di Lectra specializzata nella competitive intelligence e nel benchmarking automatico -, osservando l’andamento dei prezzi a fronte della diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori e analizzando come i marchi fashion della fascia entry-to-luxury stiano gestendo il fenomeno a livello globale.
Lo studio ha evidenziato come, sebbene i luxury brand non corrano il rischio di una recessione imminente, i marchi del lusso accessibile stanno invece mettendo in atto strategie diverse. Rispetto al 2021, i prezzi del lusso accessibile sono aumentati in modo particolarmente aggressivo negli Stati Uniti (+36%), nel Regno Unito (+26%) e nell’Europa continentale (+20%). I maggiori aumenti di prezzo possono essere attribuiti a una diversa gestione della supply chain, che ha risentito di costi più alti sia per le tasse di importazione sia, soprattutto, per le spese di trasporto.

Nel post-pandemia, spiega lo studio, il ritorno alla vita sociale ha favorito la ripresa dello shopping: dopo quasi 2 anni di smart working, infatti, i consumatori hanno ricominciato a viaggiare e a recarsi in ufficio, spostando le proprie preferenze da un abbigliamento principalmente casual ad uno più formale. Non stupisce, quindi, che gli aumenti di prezzo maggiori si siano registrati su abiti (+46%) e camicie (+35%), categorie merceologiche per le quali, in base ai nuovi stili di vita, i consumatori sono portati a spendere di più.
Tuttavia, si sta assistendo a un cambiamento nelle abitudini di acquisto che vede consumatori più attenti alla spesa, con una progressiva diminuzione della domanda nel settore del lusso ed una crescente preferenza per prodotti più economici. Già lo scorso novembre, Pambianconews aveva evidenziato come i brand, nel 2023, sarebbero stati sotto pressione, perché impegnati a rimanere attraenti per i consumatori, molti dei quali, costretti dall’incrementato costo della vita, avevano già modificato, se non cambiato radicalmente, le proprie abitudini di spesa. Tra aprile e luglio 2022, notavano McKinsey e BoF, quasi tre quarti dei consumatori statunitensi hanno cercato marchi low cost o prodotti a basso prezzo, mentre le famiglie a basso reddito cercheranno di ridurre o persino eliminare la spesa discrezionale per articoli come la moda, e molti consumatori probabilmente acquisteranno presso negozi che praticano forti sconti.
In tale contesto, i brand del lusso devono infatti confrontarsi con un approccio commerciale più competitivo e scontistiche più aggressive rispetto al passato, volte da una parte a conquistare i cosiddetti clienti ‘aspirazionali’, dall’altra a ridurre le scorte per rispondere alle nuove esigenze di una supply chain più sostenibile. I dati di Retviews hanno rivelato che i brand hanno applicato sconti maggiori nel 2022 rispetto al 2021, proponendo offerte su un assortimento di prodotti più ampio e con percentuali di sconto più elevate. Inoltre, dalla ricerca è emerso che i marchi hanno adottato strategie differenti in termini di percentuali di sconto e di numero di prodotti in offerta, sulla base del posizionamento di ciascun marchio e delle diverse aree geografiche. In Europa, per esempio, un brand come Stella McCartney ha scelto di scontare meno prodotti, ma con una maggiore riduzione dei prezzi rispetto a un marchio come Tory Burch.

“Fenomeni come la trasformazione della supply chain e l’aumento dell’inflazione stanno influenzando profondamente il settore del fashion”, spiega in una nota Fabio Canali, President Southern Europe & North Africa di Lectra. Un peccato, visto che l’industria della moda ha registrato una forte ripresa dopo la pandemia, con ricavi globali del settore cresciuti del 21% su base annua nel 2021, saliti ancora del 13% nel primo semestre del 2022. “In questo contesto in costante evoluzione – aggiunge Canali -, per le aziende è fondamentale saper anticipare i trend e restare competitivi in un mercato sempre più rapido”.



