Peta non bada a spese per salvaguardare la vita delle pecore. La divisione statunitense dell’organizzazione no-profit a sostegno dei diritti animali ha appena lanciato la Vegan Wool Challenge. Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) assegnerà 1 milione di dollari (circa 960mila euro) al primo partecipante che svilupperà un materiale di lana vegano visivamente, strutturalmente e funzionalmente simile o superiore alla lana di pecora, e che venga selezionato e venduto da un importante marchio di abbigliamento. Quest’opportunità è aperta ai candidati di tutto il mondo.
“Da fiori e frutta a canapa e soia, le opzioni sono veramente illimitate per la creazione di abbigliamento e accessori senza l’uso di prodotti animali. Peta è lieta di promuovere un’innovazione che aiuterà a proteggere gli animali e a fermare la distruzione ambientale causata dall’agricoltura animale”, dichiara in una nota Mimi Bekhechi, vicepresidente di Peta Europa.
L’organizzazione spiega di aver documentato la crudeltà verso le pecore in 117 fabbriche di lana in tutto il mondo, portata alla luce in 15 denunce che hanno scoperto che, anche negli allevamenti pubblicizzati come sostenibili e responsabili, i lavoratori malmenano gli animali. “Sebbene siano disponibili molti materiali durevoli, eleganti e caldi che – spiega Peta – non sono realizzati con materiali di origine animale, la creazione di una lana vegana realizzabile e sostenibile potrebbe aiutare sia a ridurre le sofferenze che a combattere la catastrofe climatica, dato che l’industria della lana produce enormi quantità di metano, erode il suolo e contamina i corsi d’acqua”.
Peta sottolinea come i consumatori, in particolare quelli giovani, si oppongono sempre più numerosi al sostegno di industrie basate sullo sfruttamento e la macellazione degli animali. Un recente sondaggio della rivista Glamour citato dall’organizzazione ha rilevato che circa il 73% della Gen Z si identifica come attivista per i diritti degli animali.



