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Ecco l’impatto delle sanzioni sul lusso. Ma c’è chi cresce nell’ex Unione Sovietica

Di Laura Bittau
12 Set 2022
Ecco l’impatto delle sanzioni sul lusso. Ma c’è chi cresce nell’ex Unione Sovietica

È sul fronte russo che si sta combattendo una delle sfide determinanti per il mondo della moda in questo 2022. Una guerra iniziata alla fine dello scorso febbraio e che non trova pace, scardinando gli equilibri economici e politici mondiali. In uno scenario già minacciato dalle ombre dell’inflazione e della lenta ripresa post-Covid, anche le aziende del fashion si trovano a fare i conti con le conseguenze del conflitto, iniziato nel pieno della fashion week invernale e proseguito tra sanzioni e prese di posizione ideologiche da parte di istituzioni, Stati e aziende.

A dare la misura delle ripercussioni della vicenda bellica sul settore di moda e lusso, tema a cui è dedicato un approfondimento all’interno del prossimo numero di Pambianco Magazine, c’è stata innanzitutto l’introduzione delle sanzioni, comminate dall’Unione Europea e più in generale dai Paesi occidentali, che hanno circondato la nazione di Putin costringendo le realtà imprenditoriali a prendere nuove misure commerciali in un mercato per molti aspetti strategico. Il pacchetto varato da Bruxelles, in particolare, ha significato il divieto di vendere, trasferire o esportare, direttamente o indirettamente, beni di lusso che superano i 300 euro di costo a qualunque persona fisica, legale o entità presente in Russia.

Secondo Confindustria Moda, la Russia pesa il 2,2% dell’export per la fashion industry del Belpaese, nel 2021 arrivato a crescere di oltre il 17 per cento. Ma se il dato appare comunque al di sotto delle stime globali (secondo Bernstein Research, Russia e Ucraina insieme rappresentano il 5% del lusso a livello mondiale), rivela comunque il peso rilevante delle sorti del conflitto su diversi segmenti del settore, dal calzaturiero ai brand italiani che operano nell’ex Urss.

A offrire una panoramica su come i marchi italiani si stiano approcciando al momento al difficile mercato russo ci sono i distributori che vendono marchi tricolori nell’area dell’Est Europa. Lo scenario che emerge è critico, soprattutto per i brand di abbigliamento e accessori premium/luxury, come ha raccontato a Pambianco Magazine Stefano Landozzi, presidente di L.C Distribution: “Le sanzioni sulla nostra fascia di mercato, ovvero il lusso, ci impediscono di finalizzare anche quelli che erano di fatto dei clienti della collezione fall/winter. In Russia il mercato non sta subendo in termini di domanda, anzi: c’è un problema di offerta. I russi stanno viaggiando molto tra Turchia ed Emirati Arabi quindi stanno spendendo altrove. Queste sono quindi sanzioni che funzionano poco e male, non fanno che danneggiare noi e basta”.

E a pagarne le conseguenze sono soprattutto i brand di abbigliamento e accessori d’alta gamma, come Kiton e Canali, tra i nomi in primo piano del suo parterre. L’impatto è quantitativamente rilevante: “Abbiamo registrato dei leggeri incrementi nei Paesi limitrofi ma non è ancora abbastanza per colmare il gap rispetto a quelli che erano i consumi di prima, soprattutto a Mosca”. Prosegue: “Noi, lavorando con l’ex Unione Sovietica e l’Europa dell’est, avremo un calo intorno al 60 per cento. E la Russia da sola vale una perdita dell’85 per cento”.

Gli fa eco Sergio Pea, presidente di International Fashion Distribution, che sottolinea l’ambivalenza: “Le sanzioni non stanno danneggiando l’economia russa, ma aprono nuove sfide e qualche opportunità per i marchi”. Se da un lato i brand del lusso restano temporaneamente al palo, per quelli di fascia media e ‘affordable luxury’ – spiega Pea – si potrebbero aprire nuove possibilità di crescita. Le sorti del settore per il momento sarebbero rimandate alla fine dell’anno, in attesa di capire il futuro del regime sanzionatorio. In generale più rosea è poi la visione di Oxana Bondarenko, presidente di Li-Lu Shoowroom: “I marchi del segmento di prezzo medio a meno di 300 euro per unità continuano a essere venduti in Russia e devo dire che le vendite stanno andando molto bene, ci sono state alcune sostituzioni di marchi costosi con quelli più economici”, sottolineando l’arretramento delle realtà luxury a vantaggio di quelle di fascia media.

In difficoltà, intanto, il settore calzaturiero, il cui tessuto di aziende (molte di queste Pmi) aveva fatto di quello di Mosca un mercato strategico per le esportazioni del made in Italy.

L’approfondimento completo dedicato alle conseguenze delle sanzioni verso la Russia sulla fashion industry italiana sarà disponibile nel prossimo numero di Pambianco Magazine. 

 

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