L’autorità inglese regolatrice della concorrenza si prepara a dare battaglia alle aziende di moda i cui proclami in tema di sostenibilità non corrispondano, poi, alle practice attuate. Nelle scorse settimane, infatti, la Competition and Markets Authority (Cma) ha annunciato la definizione di una nuova linea di sorveglianza sulle affermazioni di “marketing ambientale” nell’industria fashion, inserendo ufficialmente il greenwashing tra le problematiche da contrastare.
“Ora più che mai – si legge su The Fashion Law -, le aziende internazionali di tutti i tipi che redigono, e quindi pubblicizzano e commercializzano, dichiarazioni ambientali, sociali e di governance, o che divulgano informazioni in linea con le richieste delle agenzie di regolamentazione, devono prestare estrema attenzione al linguaggio utilizzato in ciascuno di questi documenti (che si tratti di note formali o campagne Esg rivolte ai consumatori), oppure corrono il rischio di provvedimenti esecutivi o azioni legali”.
La Cma ha spiegato alla stampa che indagherà sulle dichiarazioni di marketing dell’industria della moda relative alla compatibilità ambientale di abbigliamento e calzature, a partire da affermazioni secondo cui gli articoli sarebbero “rispettosi dell’ambiente” o “sostenibili”. L’iniziativa della Cma fa seguito alla pubblicazione del suo ‘Green Claims Code’, che mira a educare le aziende su come comunicare le loro iniziative ecologiche senza fuorviare i consumatori. La pubblicazione delle linee guida risponde al crescente interesse dei clienti per la sostenibilità ambientale di ciò che indossano.
Se la Cma dovesse scoprire che le aziende di moda violano le normative nazionali sulla protezione dei consumatori, l’autorità intraprenderà un’azione legale o adotterà provvedimenti ingiuntivi per costringere fornitori, brand o retailer a modificare le proprie pratiche, il che potrebbe avere implicazioni significative per i diversi player, a partire dalla brand reputation.



