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Multibrand, col digitale il 2020 non così male. E, per molti, il 2021 sarà un successo

Di Milena Bello
20 Nov 2021
Multibrand, col digitale il 2020 non così male. E, per molti, il 2021 sarà un successo

Photo by STIL on Unsplash

Il ritorno agli acquisti non sta premiando solo i grandi marchi del lusso. Anche i principali multimarca italiani, dopo un anno con molti segni meno ma con qualche sorpresa, credono in un ritorno ai livelli pre-pandemia.

 

Gli analisti lo stanno ripetendo da tempo. I prolungati lockdown hanno portato in eredità una consistente liquidità nella vita quotidiana dei consumatori, specie di fascia alta. Il risultato è una effervescenza negli acquisti che sta manifestando tutta la sua forza quest’anno. I bilanci dei grandi colossi del lusso l’hanno già attestato: c’è un vero e proprio ritorno allo shopping e, in diversi casi, questo esercizio fiscale rappresenterà la svolta dopo il tracollo pandemico. Si torna ai livelli 2019, sebbene con qualche differenza nelle dinamiche di acquisto. Torna prepotente la spinta del retail fisico, ma anche il digitale continua a rappresentare una leva di crescita fondamentale. Lo stesso sta avvenendo anche nell’universo dei multibrand di lusso italiani. Nonostante la perdita dei turisti stranieri presenti direttamente in Italia, le vendite si mantengono più che positive. Le esportazioni (e quindi, sostanzialmente, le dinamiche di intermediazione per commercianti stranieri al fine di rivendita su mercati esteri) mantengono il loro trend, ma chi ha portato avanti nel tempo una strategia definita sul digitale sta raccogliendo frutti.

I BEST PERFORMER DEL 2020

Lo studio di Pambianco sui fatturati dei principali multibrand italiani nel 2020 è la cartina al tornasole di questa situazione. Ovviamente, i dati dello scorso esercizio fiscale scontano un situazione di pandemia e lockdown ancora in corso e, quindi, segnalano anche variazioni importanti di fatturato da un anno all’altro. Ci sono comunque delle eccezioni significative. Per esempio, il colosso di Luisaviaroma che ormai poggia il suo business quasi solo sull’online e che, proprio in virtù della spinta dell’e-commerce nell’anno della pandemia, ha incrementato i ricavi del 23%, meglio che l’anno precedente. In leggero rialzo anche Gianni Cuccuini (+5%) e Coltorti (+1,2%), premiato quest’ultimo sempre dal canale online. Spicca, poi, la performance di Julian Fashion, cresciuto di 25 punti percentuali. L’incremento, spiega Sabina Zabberoni, titolare dell’insegna luxury romagnola, è legato anche “all’acquisizione di uno spazio a Rimini, Luisa Boutique, e questo – aggiunge – ha inciso, assieme all’e-commerce in forte crescita”.

2021, PER ALCUNI L’ANNO DELLA RIPRESA

Se il 2020 è stato un anno sui generis, proprio per le restrizioni e chiusure che hanno influito sulla performance, il 2021 dovrebbe rappresentare un pieno ritorno alla normalità sul fronte dei conti. Pambianco ha interpellato le prime undici insegne multibrand per fatturato in Italia. Ebbene, sei di queste hanno ammesso che questo esercizio fiscale vedrà il pieno ritorno ai livelli pre-Covid. Per alcuni, sulla spinta del ritorno agli acquisti in negozio e di una consistente spinta digitale, le previsioni di chiusura sono addirittura in crescita a doppia cifra rispetto al 2019. Nel caso di Luisaviaroma il boost è ovviamente tutto digitale, dato che l’online pesa per il 90% del turnover. L’insegna, nel cui capitale è appena entrato il fondo di private equity Style Capital con una quota del 40%, si aspetta di chiudere l’anno a quota 215 milioni di euro (+19%). Se Luisaviaroma è ormai un puro e-tailer in grado di competere con le piattaforme internazionali di e-commerce, ancora più interessante è la strategia dei multibrand italiani che mantengono una fetta importante di ricavi dall’offline. Per Aldo Gotti, general manager di Modes Group, realtà che, oltre alla piattaforma online (pesa per il 70% dei ricavi), conta su di un network di multimarca sul territorio italiano, in crescita anche in ambito internazionale (l’ultima apertura è stata quella di Parigi ad ottobre), “il 2021 sta dando risultati positivi sui tutti i nostri canali. In particolare il canale retail fisico ha beneficiato di una notevole crescita di traffico in tutte le nostre location. In questo contesto la stima di chiusura arriva a 120 milioni di euro”. Nel 2021, Exor Inc, la holding di Tiziana Fausti che lo scorso anno ha rilevato 10 Corso Como, la storica insegna di Carla Sozzani, conta di tornare ai livelli pre-pandemia anche se non entra nello specifico dei dati perché “mancano le vendite di ottobre, novembre e dicembre, decisive per la stima di chiusura”, fanno sapere dall’azienda. Tuttavia, spiega Fausti, “a Bergamo abbiamo registrato un forte ritorno del cliente locale che torna a preferire il multibrand in un contesto comodo e accogliente”. In parallelo, anche il digital è in costante crescita, “negli Stati Uniti, Paese di riferimento, ma anche nel Far East, in Cina e Giappone”, precisa. Per Vinicio Ravagnani, titolare delle insegne Vinicio, “relativamente alle previsioni per l’anno 2021, si ipotizza una crescita delle vendite almeno pari ai livelli Pre Covid se non a un incremento che possiamo stimare intorno al 10 per cento”.

CHI ALLUNGA IL PASSO

Nella top ten, oltre a Luisaviaroma, sono due le insegne che, dopo un 2020 archiviato con il segno positivo, contano di allungare ulteriormente il passo in quest’ultimo esercizio fiscale, Julian Fashion e Coltorti. La prima prevede di aumentare il giro d’affari dai 60 milioni circa ai 72/73 milioni di euro, sostenuto dagli acquisti in boutique grazie al ritorno dei turisti, e dall’e-commerce. “L’online pesa per il 55% se si considera anche la piattaforma Farfetch. Depurato da questa vale circa il 40% del turnover”, sottolinea la titolare Sabina Zabberoni che precisa come si tratti soprattutto di piccoli B2B (la pura quota export, invece, vale il 15% delle vendite). Per Coltorti, “il fatturato year to date (fino alla fine del Q3) è cresciuto del 33% con incremento della marginalità più che proporzionale”, spiega Riccardo Bilancioni, managing director della boutique. In base al business plan, Coltorti prevede di chiudere l’anno a 71 milioni (+26%). “Per noi – aggiunge – non si tratta di rimbalzo ma di consolidamento di un trend trainato dalla performance del nostro e-commerce (non vendiamo su Farfetch dal 2018). Il canale digitale nel 2021 e 2022 sarà rafforzato, così come il canale fisico dato che rinnoveremo due store”.

 

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