“Abbiamo ottenuto buone performance, nonostante un contesto molto sfidante dal punto di vista sia della supply chain sia della domanda”. La sintesi qualitativa dei risultati del terzo trimestre di Adidas è affidata alle parole del CEO Kasper Rorsted. Nel periodo tra luglio e settembre, i ricavi del numero due dello sportswear mondiale hanno raggiunto i 5,7 miliardi di euro, in crescita del 3,4 per cento. Senza le problematiche nella catena di approvvigionamento, la crescita sarebbe stata del 14%, precisa Adidas. L’utile netto da operazioni ricorrenti è sceso da 535 milioni a 479 milioni di euro.
Guardando ai diversi mercati, balzano in positivo l’area Emea (+8,1%, a 2,2 miliardi di euro), il Nord America (+6,6%, a 1,3 miliardi) e l’America Latina (+53,4 per cento). Perde invece terreno il Far East: la Greater China segna un -11% a 1,1 miliardi, mentre l’Asia-Pacifico è in flessione del 9,6% a 504 milioni.
Le diverse aree geografiche riportano invece il segno più nei nove mesi, quando le vendite di Adidas hanno superato i 16 miliardi di euro (+21,1%), mentre utile netto è aumentato da 286 milioni (al 30 settembre 2020) a 1,9 miliardi di euro.
Nel complesso, il gruppo tedesco stima una crescita annua vicina al 20% per il full year 2021. I costi più elevati nella catena di fornitura e il rallentamento dell’Asia pesano però sull’outlook: il margine lordo di Adidas dovrebbe attestarsi tra il 50,5 e il 51%, contro il 52% precedentemente stimato. Quanto all’utile, l’obiettivo annuale compreso tra 1,4 e 1,5 miliardi di euro è stato confermato, seppur nella fascia più bassa della forchetta.
Le azioni di Adidas hanno chiuso la seduta di ieri in calo di quasi 4 punti percentuali, tendenza al ribasso che si è confermata anche nella mattinata odierna (-2% sui listini di Francoforte).



