“Nel semestre abbiamo compiuto notevoli progressi. Le vendite a prezzo pieno stanno crescendo double digit, guidando l’espansione dei margini e una forte generazione di cassa. Stiamo assistendo a un’accelerazione delle prestazioni nei Paesi meno colpiti dalle restrizioni di viaggio e rimaniamo fiduciosi di raggiungere i nostri obiettivi a medio termine”. A commentare i risultati semestrali di Burberry (per la maison britannica è la prima metà del financial year 2022) è il chairman Gerry Murhpy, che non ha dimenticato di ringraziare il CEO in uscita, Marco Gobbetti, per la “trasformazione” della fashion house, né di esprimere entusiasmo per l’arrivo di Jonathan Akeroyd, nominato nelle scorse settimane ed effettivo daln prossimo aprile.
Nei sei mesi al 25 settembre scorso, i ricavi di Burberry sono cresciuti da 877,7 milioni a 1,21 miliardi di sterline (circa 1,41 miliardi di euro). Il dato riporta la griffe inglese ai livelli pre-pandemia. L’utile operativo rettificato è stato di 196 milioni di sterline, quasi quattro volte il livello raggiunto un anno fa e superando le aspettative della stessa Burberry.
La società ha specificato le vendite full price sono quasi raddoppiate nelle Americhe, ma a spingere sono soprattuto la Corea del Sud, che segna un +80%, e la Cina continentale, che balza di oltre 40 punti percentuali. Resta sotto pressione l’Europa, penalizzata dal rallentamento dei flussi turistici.
I risultati hanno riportato Burberry al dividendo, fissato dal consiglio di amministrazione a 11,6 pence per azione.
La performance non ha tuttavia risparmiato il titolo dell’azienda da un calo significativo alla Borsa di Londra (-5,5% nella mattinata di oggi): a pesare è soprattutto l’incertezza legata al Far East dove nuove ondate di Covid-19 limitano la circolazione delle persone. Il gruppo ha anche messo in guardia sui futuri “modelli di spesa cinesi”, che secondo Burberry potranno avere un impatto “avverso” sulle vendite.



