Coach fa chiarezza sulle proprie procedure di smaltimento della merce invenduta. Il marchio che fa capo al gruppo americano Tapestry è stato travolto dalle critiche in seguito a un video pubblicato su TikTok da Anna Sacks, un’attivista ambientalista che ha lanciato l’account @thetrashwalker. Nel filmato, diventato virale lo scorso weekend, Sacks mostra una serie di borse che ha acquistato da Tiffany Sheree, nota come Dumpster Diving Mama (@dumpsterdivingmama), specializzata nella rivendita di prodotti scovati nelle pattumiere. Shreee avrebbe trovato diversi sacchi di accessori Coach tra i bidoni della spazzatura di un mall di Dallas, al loro interno dozzine di accessori Coach nuovi ma volutamente tagliati. Ripostato anche da Diet Prada, il video di Sacks accusa il marchio di danneggiare volutamente la merce invenduta per usufruire di scappatoie fiscali. L’attivista addita anche l’ipocrisia con cui Coach promuove la propria politica di circular economy pubblicizzando il programma di riparazione interno, invogliando quindi le clienti a non disfarsi dei propri prodotti, ma a rivolgersi al brand per farli sistemare. Sacks dichiara che invierà proprio al Coach Repair Workshop la merce tagliata proveniente da Dallas.
In seguito all’accaduto, ieri Coach ha pubblico via social media una dichiarazione ufficiale: “Siamo impegnati nella sostenibilità. Abbiamo adesso cessato di distruggere i resi in-store di prodotti danneggiati e non commerciabili. Ci stiamo dedicando ad ampliare il riuso di questi prodotti attraverso il nostro programma Coach (Re)Loved e altri metodi di circolarità. Lo scorso anno abbiamo donato prodotti per un valore di oltre 55 milioni di dollari per aiutare le famiglie con basso reddito, i bisognosi, i lavoratori reintegrati e i programmi di educazione. Continueremo a sviluppare e implementare soluzioni per convertire, riciclare e riusare responsabilmente prodotti in eccesso danneggiati”. La maggior parte dei commenti al post Instagram mostra un certo scetticismo nei confronti del messaggio, alcuni accusano il marchio di greenwashing, altri si dichiarano delusi dal contenuto del messaggio, non mancano gli inviti a boicottare la label.
In un’intervista a Wwd Joon Silverstein, global head of sustainability and digital di Coach, afferma che il marchio non distrugge deliberatamente la propria merce come afferma Sacks nel suo video. Secondo il manager la percentuale di prodotti distrutti dai punti vendita rappresenta l’1% delle vendite globali, inoltre più del 40% dei negozi ha smesso di danneggiare le creazioni esistenti.
Secondo una ricerca condotta dal Center for Sustainable Futures della Columbia University più dell’85% di abiti e borse indesiderati finisce nelle discariche.
Ad oggi il video di Sacks ha superato i 500mila like, il post Instagram di Diet Prada sull’episodio ha totalizzato oltre 182mila like, quello di Coach 20mila.
L’argomento sembra tutt’altro che chiuso, quello che ha coinvolto il brand di Tapestry è solo l’ultimo di una serie di casi che ha per protagonisti i marchi del lusso. La forza mediatica di alcuni account social può contribuire a sollevare le criticità legate al sistema di smaltimento degli invenduti e, in generale, portare all’attenzione eventuali falle.



