Si è chiuso in calo del 19,5% il 2020 di Calzedonia. Dopo un 2019 in crescita, il gruppo veneto ha inevitabilmente patito i contraccolpi della pandemia, archiviando l’anno fiscale con ricavi a 1,94 miliardi di euro e un ebitda pari a 531 milioni, contro i 671 dell’esercizio precedente e un margine che si è attestato al 27 per cento. Le restrizioni imposte per il contenimento dell’emergenza sanitaria, misure che si sono tradotte in intermittenti chiusure degli esercizi commerciali in molti dei suoi mercati di riferimento, hanno impattato negativamente sulle vendite.
Anche l’utile ha subito una contrazione che lo ha ridotto a 185,8 milioni di euro, rispetto ai 208,9 milioni del 2019, ma dal bilancio emerge anche una rivalutazione fiscale dei marchi ammiragli del gruppo: Calzedonia, Intimissimi e Tezenis. L’indebitamento netto, intanto, ha superato di poco il miliardo, dal valore pari a 1,18 miliardi dell’anno precedente.
Dal punto di vista geografico, l’Italia è riuscita a mettere a segno un, seppur lieve, incremento arrivando a rappresentare il 44,1% del fatturato complessivo, contro il 43,8% dell’anno prima. Il resto dei Paesi europei, invece, sono passati dal 52,5% al 51,7 per cento.
Il gruppo, si legge nel bilancio, ha cercato di mitigare le ripercussioni con iniziative come la richiesta di sconti sui canoni di locazione dei negozi e, naturalmente, investendo sull’e-commerce. Inoltre sono stati «analizzati tutti gli strumenti messi a disposizione dai governi dei vari Paesi per rendere il più flessibile possibile la gestione del personale e l’impatto del costo connesso». Alla fine del 2020, Calzedonia contava 38.292 dipendenti, rispetto ai 39.194 dell’anno prima, mentre punti vendita complessivi nonostante tutto sono cresciuti a 4.900, dai 4.859 del 2019.
Nel 2020, Calzedonia Holding spa ha deciso di non distribuire dividendi ai soci.



