Gruppi di consumatori, produttori e retailer d’Oltreoceano fanno gruppo contro la contraffazione. Anche brand come J.C. Penney, Gap e Birkenstock hanno aderito alla Buy Safe America Coalition. L’organizzazione esorta il passaggio dell’Inform Consumers Act, legge che richiederebbe ai marketplace online di raccogliere e verificare informazioni sui venditori e condividerle con i consumatori. La lotta alla contraffazione e ai prodotti rubati ha attratto anche l’American Apparel & Footwear Association, la Fashion Jewelry & Accessories Trade Association e la Fashion Accessories Shippers Association.
Secondo un report dello scorso gennaio, stilato dall’Us Department of Homeland Security, nel 2018 le categorie apparel, accessori, scarpe, gioielli, borse, portafogli e prodotti elettronici sono state nella top 10 dei beni più rubati. Il diffondersi del Covid-19 ha certamente favorito le vendite online, ma lo scorso marzo un report di Red Points ha stabilito che il 68% dei consumatori statunitensi è preoccupato sull’aumento di prodotti contraffati o di bassa qualità venduto in rete durante la pandemia. Lo stesso mese è stato introdotto lo Shop Safe Act, un programma che stabilisce una responsabilità per i marketplace quando terze parti vendono prodotti fake che possono mettere in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori. Purtroppo, la legge non è ancora andata oltre la fase introduttiva. Intanto, a luglio, la Us House Judiciary Committee ha contattato Jeff Bezoz, numero uno di Amazon, chiedendo conto della merce falsa venduta sulla sua piattaforma.
Sebbene Amazon abbia messo in atto alcune procedure per combattere il fenomeno delle contraffazioni, collaborando con marchi quali Kf Beauty e Valentino, alcuni brand hanno scelto di prendere le distanze dalla piattaforma e-commerce, ad esempio Nike. Ad aprile l’azienda di Bezoz ha stilato un programma per verificare a distanza l’identità dei propri venditori. A luglio Amazon ha lanciato un’unità per combattere il merchanside fake.



