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Le influencer fanno squadra. Nasce il primo sindacato di categoria

Di Marco Caruccio
13 Lug 2020
Le influencer fanno squadra. Nasce il primo sindacato di categoria

(ph. @foreveryoursbetty)

L’unione fa la forza. Alcune instagrammer inglesi hanno appena fondato The Creator Union (Tcu), il primo sindacato di ‘categoria’ nato per supervisionare i contratti formali tra aziende e influencer, l’utilizzo di contenuti corretti ed evitare pratiche discriminatorie. Il sindacato si affianca all’American Influencer Council (Air), associazione di categoria no-profit d’Oltreoceano inaugurata lo scorso giugno da 12 influencer con lo scopo di garantire un ambiente lavorativo più giusto.

Secondo Vogue Business l’influencer marketing dovrebbe raggiungere un giro d’affari di 15 miliardi di dollari (circa 13 miliardi di euro) entro il 2022. Sebbene esistano numerose agenzie che gestiscono contrattualmente le collaborazioni tra le aziende e le instagrammer, lo scopo di queste associazioni è battersi per la mancanza di rappresentazione, con focus sulle comunità black e Lgbtq+, come recentemente constatato da Influencer Pay Gap, account instagram indipendente. La nascita dei sindacati si propone di rendere più trasparenti i rapporti con le aziende laddove esistono tassi di pagamento e termini opachi all’interno dei contratti.

“Spesso anche marchi molto conosciuti non permettono alle influencer di negoziare i compensi, non offrono contratti e non pagano rispettando le tempistiche”, ha dichiarato alla testata online Nicole Ocran, influencer e co-fondatrice di Tcu che da anni ascolta aneddoti di altre influencer. “Vogliamo dare voce alla nostra posizione nei confronti delle piattaforme leader che hanno beneficiato del nostro lavoro. Voglio prendere parte alla regolamentazione degli standard per le future generazioni di influencer”, ha spiegato Brittany Xavier, influencer and vicepresidente di Aic.  Entrambe le associazioni si batteranno per far comprendere il proprio valore alle imprenditrici digitali affinché possano essere retribuite giustamente.

Tcu fornirà supporto legale attraverso il controllo dei contratti e l’accesso a materiali che aiutino la negoziazione di fee adeguati. Le risorse di Aic includono inoltre criteri, strategie di business e pubblicitarie. L’associazione americana approccerà anche la Federal Trade Commission, affinché riveda le proprie linee guida, solitamente aggiornate ogni 10 anni, un lasso di tempo decisamente troppo lento per modelli di business in netta crescita come quelli legati ai social network. Ad esempio attualmente le linee guida non prevedono alcun riferimenti ai contenuti advertising condivisi attraverso TikTok.

Sindacalizzare la categoria può assicurare anche maggiori garanzie per le aziende. “Le influencer spesso lavorano senza contratti quindi non ganno protezione o tutela sui pagamenti e la proprietà intellettuale. Essere influencer è ormai una professione riconosciuta e ha il diritto di essere tratta come tale nel mercato del lavoro. Avere regolamentazioni standard può solo elevare il settore”, ha dichiarato Maddie Raedts, fondatrice dell’agenzia di influencer marketing Ima, partner di marchi quali Tommy Hilfiger e Diesel.

Nel 2021 Aic aprirà il proprio comitato ad altri 15 membri e continuerà gradualmente la propria crescita. A partire da questo autunno Tcu punta a lanciare e ricevere le prime application, iniziando così l’assistenza alle influencer, sia quelle più riconosciute che quelle ‘micro’, servendosi di interrogazioni legali e supporto contrattuale. Lo scorso anno sono nate ben 380 agenzie di marketing legate al settore influencer.

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