Gli stipendi del settore della moda e del lusso lievitano, ma non per i dirigenti. A rilevarlo è un’indagine recente che ha raccolto informazioni su Ral (retribuzione annua lorda), quota variabile e dati per settore. La ricerca evidenzia che, tra il 2017 e il 2018, i due comparti “Moda e Lusso” e “Tessile, Abbigliamento e Accessori” hanno ottenuto incrementi di retribuzioni rispettivamente dell’1,6 e dell’1,8% superiori al trend nazionale (-0,3%), e inferiori solamente ai comparti “Gomma e plastica” e “Arte e intrattenimento”.
La ricerca, firmata da Badenoch & Clark, azienda specializzata nel recruiting di figure manageriali ed executive, in collaborazione con JobPricing, “è stata realizzata – si legge nel report – sulla base di un database di oltre 400.000 profili retributivi di aziende private”, con un focus sulle retribuzioni del mondo moda e lusso.
Nel trend di crescita, tuttavia, ci sono differenze tra i livelli occupazionali: mentre quadri e impiegati hanno ottenuto “una variazione contributiva superiore a +0,5%”, per i dirigenti il segno è rosso con “una variazione retributiva inferiore a -0,5%”. Questa doppia marcia, peraltro, si registra anche nel periodo 2014-2018.
Non viene indicato il trend per il livello “Operai”.
Del resto, i piani alti partono da una situazione vantaggiosa, poiché c’è una notevole differenza tra le retribuzioni di quelli inferiori. I dirigenti della “Moda e Lusso” hanno una Ral media di 110.389 euro che è più alta del 9,2% rispetto alla media dei dirigenti nazionale, quelli del “Tessile” una Ral di 104.731 che è il 3,6% in più della media italiana. Per i quadri “Moda e lusso” la Ral è 58.650 (+8,3% sulla media), per quelli “Tessili” è 56.662 (+4,7% sulla media).
Il fatto che la Ral media dei due settori (“Moda e Lusso” e “Tessile, Abbigliamento e Accessori”) sia stata rispettivamente di 27.886 e 27.432 euro, ossia parecchio sotto la media nazionale di 29.278 euro, è probabilmente dovuto al fatto che la stragrande maggioranza degli addetti sta ai piani bassi: il 75,5% dei dipendenti dei settori moda e tessile, spiega la ricerca, sono al livello “Operai”, contro una media nazionale del 58,3 per cento.



