I primi tre mesi di vita di Apple News+ deludono le aspettative. In particolare, quelle degli editori. L’applicazione di informazione a pagamento lanciata dal colosso del tech lo scorso marzo, che aggrega contenuti giornalistici provenienti dalle testate più autorevoli fornendo agli utenti news aggiornate, non ha infatti convinto chi vi aveva scommesso e investito.
Disponibile attualmente negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia e in Canada, il servizio di Cupertino, nato dalle ceneri di Texture (l’app di Next Issue Media rilevata da Apple nel 2018) come evoluzione della già esistente applicazione gratuita News, ha vissuto un ‘boom’ iniziale di 200mila abbonati raccolti in soli due giorni dal momento del lancio (quando l’iscrizione era gratuita), per poi rallentare il processo che, stando alle visioni della stessa casa madre, lo avrebbe convertito in una sorta di “Netflix dei giornali”.
A non convincere gli editori, secondo Business Insider, sono in primo luogo i guadagni poco soddisfacenti: alcune testate hanno dichiarato di aver recepito “meno di un ventesimo” dei ricavi promessi da Apple. Altre, invece, hanno affermato di aver incassato meno di altri servizi digitali di news, primi fra tutti Texture. Un’altra preoccupazione riguarda l’interfaccia, poco intuitiva e che non facilita la lettura. L’invettiva mossa dagli editori nei confronti del gigante tech verte, dunque, sul fatto che l’applicazione sia un prodotto incompiuto e che Apple non abbia ‘mantenuto le promesse’ iniziali.
Apple News+ riunisce oltre 300 testate, tra cui il Wall Street Journal, sebbene il numero di riviste che hanno aderito all’iniziativa superi quello dei quotidiani. Tra i grandi assenti rientrano due top player dell’editoria a stelle e strisce: il New York Times e il Washington Post, in disaccordo con le modalità di ridistribuzione dei ricavi imposte da Apple.



