L’Antitrust italiana mette Amazon nel mirino. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha infatti avviato un procedimento istruttorio nei confronti di cinque società in orbita al gruppo di Seattle per accertare un presunto abuso di posizione dominante. A dare la notizia è Reuters, che cita un comunicato dell’autorità secondo il quale Amazon (tramite Amazon Services Europe, Amazon Europe Core, Amazon EU, Amazon Italia Services e Amazon Italia Logistica) “conferirebbe unicamente ai venditori terzi che aderiscono al servizio di logistica offerto da Amazon stessa vantaggi in termini di visibilità della propria offerta e di miglioramento delle proprie vendite su Amazon.com, rispetto ai venditori che non sono clienti di logistica di Amazon”.
L’Antitrust ipotizza la possibilità da parte della società di “discriminare” sulla base dell’adesione o meno da parte dei venditori al proprio servizio di logistica. In questo modo il gigante dell’e-commerce sfrutterebbe la propria posizione dominante nel mercato dei servizi di intermediazione sulle piattaforme per il commercio elettronico al fine di restringere “significativamente” la concorrenza nel mercato dei servizi di gestione del magazzino e di spedizione degli ordini per operatori di e-commerce a danno dei consumatori finali. “Stiamo collaborando pienamente con l’autority”, ha dichiarato Amazon in una nota.
La notizia del via del procedimento di verifica sul colosso guidato da Jeff Bezos, arriva dopo la multa, con 10 milioni di euro di ammenda, toccata a Facebook per non aver rispettato il codice del consumo e non aver informato adeguatamente i nuovi iscritti sulle politiche per l’uso dei dati personali immessi sulla piattaforma.
Il colossi del web devono inoltre fare i conti le discussioni avviate dalla Commissione Europea per l’introduzione di una web tax, un’imposta sui ricavi del digitale, a partire da super-player come Google, Amazon, Facebook e Apple. In Francia la proposta di legge è già stata presentata, con un’imposta pronta a colpire e compagnie che superano i 750 milioni di euro di ricavi annui totali e i 25 milioni di ricavi in Francia.
“Si stima – si lege su Wired – che da un’imposta al 3% l’erario francese potrebbe incassare all’incirca 500 milioni di euro l’anno, da poter reinvestire in servizi pubblici, scuole e spesa corrente”.



