Il tessile-moda dovrebbe archiviare il 2018 con un fatturato in aumento del 2,1% a 55,2 miliardi di euro, spinto, come sempre, da una forte vocazione del made in Italy verso l’export. Sono i dati preconsuntivi presentati ieri da Smi-Sistema moda Italia. Le vendite fuori dai confini sono salite del 2,8% e il loro peso sul fatturato totale del comparto ha raggiunto una quota pari al 57% (la migliore dal 2013 in avanti). Nel 2018, anche le importazioni sono salite, con una crescita del 3,3 per cento. Il valore della produzione nazionale, al netto dei prodotti importati, mostrerebbe un’evoluzione dell’1,4 per cento. Il settore a monte della filiera archivia il 2018 in crescita dell’1,4% mentre per il valle l’incremento sale al 2,8 per cento.
Fin qui, i risultati confermano lo stato di salute tutto sommato positivo del settore tessile-moda in Italia. Ma crescono le preoccupazioni per il 2019 su diversi fronti. Prima di tutto, su quello dei numeri. Secondo la stima di Confindustria Moda, nel primo semestre la corsa del settore dovrebbe già rallentare: il fatturato dei primi sei mesi si prevede cresca “solo” dell’1,5%, un risultato ancora più che positivo se rapportato alle previsioni di crescita del Pil italiano, ma già dimezzato rispetto al trend del semestre 2018, con un +1,1% del tessile e un +1,9% dell’abbigliamento. L’export dovrebbe tenere, seppur in calo (+1,8%, mentre nel primo semestre 2018 aveva registrato un +2,6%). Per l’import, si prevede un aumento dell’1,3% e per il mercato interno una contrazione dello 0,3 per cento.
Oltre alle incognite internazionali (le elezioni europee, la Brexit, la stagnazione dell’economia europea, il rallentamento degli Stati Uniti, il problema dei dazi tra Usa e Cina che non sono ancora stati definiti), secondo i vertici di Smi rischiano di pesare sul contesto italiano almeno due fattori. Il primo è il turnover di figure specializzate, soprattutto a monte della filiera. In base a una stima diffusa recentemente, nei prossimi cinque anni usciranno dal mondo del lavoro nell’ambito moda 47mila persone, ma attualmente solo 10mila giovani hanno iniziato i percorsi di formazione e Quota 100 rischia di accorciare ulteriormente i tempi di uscita. L’altra incognita è legata alle incertezze dei fondi del Piano straordinario per il made in Italy che vanno a supportare l’attività di promozione e di incoming nelle fiere italiane e che non sarebbero ancora stati sbloccati.



