Nel 2010, anno della morte di Alexander McQueen, la sua griffe contava 11 store in gestione diretta e un giro d’affari di meno di 100 milioni di euro. Oggi, con 64 flagship nel mondo, i ricavi del brand in orbita al gruppo Kering si attestano tra i 350 e i 400 milioni di euro. A diffondere queste stime è Business Of Fashion, che in un’intervista a Emmanuel Gintzburger, CEO di Alexander McQueen dal 2016, entra nel vivo della strategia che potrebbe portare la maison al miliardo di ricavi nel medio termine. Questo è infatti l’obiettivo di Kering, che non scorpora i risultati delle controllare di minori dimensioni, ma che non ha mai fatto mistero del potenziale di marchi come Balenciaga e, appunto Alexander McQueen, anche a fronte di un possibile rallentamento dei ‘fenomeni’ Gucci e Yves Saint Laurent.
“Il brand ha un grande potenziale – ha spiegato Gintzburger -. Potrebbe essere una delle prime luxury house del mondo in termini di asset e creatività. La bellezza della sua moda, la bellezza di questa maison, non sono la replica delle formule di altri brand. McQueen ha saputo costruire una significativa leadership e autorevolezza nel ready-to-wear. Oggi per noi l’incidenza del ready-to-wear è maggiore rispetto a quanto accade a brand che sono già oltre il miliardo di euro. Ciò che distingue McQueen non è una categoria specifica, ma una silhouette specifica”.
La fashion house, la cui creatività è affidata a Sarah Burton, non dimentica tuttavia l’importanza degli accessori e delle calzature, categorie che oggi, spiega sempre il numero uno dell’azienda, registrano una crescita a tripla cifra: “Ed è per questo – ha continuato Gintzburger – che quando abbiamo iniziato ad accelerare l’espansione, pronti a raddoppiare lo store network, abbiamo capito che è necessario avere una maggiore densità di categorie trainanti. Ciò che ci ha stupiti, in questo processo, è il supporto dei nostri partner wholesale, perchè abbiamo un prodotto distintivo”.
Alexander McQueen, precisa Business Of Fashion, è oggi un luxury business di medie dimensioni (“è circa il 20% di Saint Laurent”), ma è anche “relativamente giovane” e senza l’esposizione globale di alcuni dei suoi competitor. Da qui il margine di crescita nel retail: “Abbiamo 64 store ma il potenziale è molto più grande – ha concluso Gintzburger -, pur mantenendo una distribuzione esclusiva. Abbiamo iniziato ad aprire store in location chiave come Bond Street (Londra), poi Dubai, Hong Kong e Tokyo. Ci saranno anche Milano e Parigi, e tutto questo succederà nei prossimi 16 mesi”.



