Lvmh accelera nella sostenibilità e annuncia la realizzazione di un nuovo standard per il reperimento della pelle di coccodrillo. Il colosso francese di Bernard Arnault, infatti, ha reso nota la creazione di nuovi requisiti sviluppati e approvati da un comitato di esperti tecnici, tra cui l’organizzazione indipendente Nsf International, per l’approvvigionamento di questo tipo di pellame, in quanto le normative finora esistenti “ci sembravano insufficienti”, si legge nella nota ufficiale del gruppo. Attualmente, sono già tre le realtà fornitrici certificate da questo standard e le altre lo saranno entro la fine del 2020.
Il nuovo standard si basa, nello specifico, su quattro pilastri, ovvero la conservazione della specie e il rispetto per le comunità locali, il benessere degli animali durante tutte le fasi della loro vita, condizioni di lavoro di uomini e donne nelle fattorie e la protezione dell’ambiente.
La nuova iniziativa rientra nell’ambito del progetto green Life – Lvmh Initiatives For the Environment, che verrà svelato a fine anno, ma non rappresenta il primo step ‘responsabile’ di Lvmh che, nel 2011, per avere il controllo della filiera, aveva infatti comprato la conceria di pelle di coccodrillo Heng Long. Una decisione, quest’ultima, condivisa anche dall’altro colosso francese, ovvero Kering che, in passato, ha investito in una fattoria di pitone in Tailandia.
Negli scorsi giorni, una decisione simile, seppur più radicale, è stata presa da Victoria Beckham. La designer, infatti, ha reso noto che, a partire dalla collezione A/I 2019, non utilizzerà più pelli esotiche per il proprio brand, già fur free. E, sempre a tema di pelli esotiche, anche Chanel, lo scorso dicembre, ha affermato che non utilizzerà più pelli di coccodrillo, serpente, lucertola e razza (galuchat).
Molteplici sono i brand del lusso che, nei mesi passati, hanno annunciato la propria svolta green, tra cui Gucci, Armani, Versace, Burberry e Jean Paul Gaultier i quali hanno scelto di bandire l’uso della pelliccia.



